– Se il Governo italiano ha posto solo un simbolico euro alla voce di bilancio relativa agli introiti del voluntary disclosure un motivo forse ci sarà.
Un’indagine condotta dal Sole 24 Ore rivela come ad oggi, soltanto un modestissimo 10% di contribuenti italiani avrebbe già trasmesso la propria istanza all’Agenzie delle Entrate, per fare rientrare i propri capitali detenuti all’estero e non dichiarati al fisco.
Numeri davvero ridotti, che hanno diverse cause e che, a sentire i professionisti del settore, come i dottori commercialisti della provincia di Varese, non si discostano molto da quelli del nostro territorio.
Secondo i professionisti interpellati dal Sole 24 Ore, come commercialisti, avvocati, notai, consulenti e dirigenti di banca, meno del 10% dei propri clienti ha già trasmesso l’istanza all’Agenzia delle Entrate.
Percentuale che potrebbe lievitare leggermente al 22% a breve, considerando lo stato di avanzamento delle pratiche. Dalle 15mila istanze presentate finora, si potrebbe passare a 70mila entro la fine di settembre, data di scadenza attuale dell’invio. Numeri scarsi insomma, confermati anche per quanto riguarda la nostra provincia, anche se dati ufficiali ovviamente non ci sono.
«Non è esclusa una proroga di due o forse anche di tre mesi – spiega Ermanno Werthhammer, presidente dell’ordine dei dottori commercialisti di Busto Arsizio – Diciamo che la normativa avrebbe potuto essere stata scritta meglio».
Ma non è solo un problema di chiarezza delle norme che rischiano di trasformare il Voluntary Disclosure in un quasi flop. Anche in questo caso, si procede a livello di sensazioni in assenza di dati certi.
«Bisogna considerare che esistono casistiche le più disparate tra loro – prosegue Werthhammer – e che ci sono comunque contribuenti, che a prescindere dalle difficoltà burocratiche e dai costi dell’operazione, hanno deciso di non aderire a questa iniziativa». Non si tratta peraltro del primo condono fiscale promosso da un Governo italiano. «Anche sul nostro territorio e la vicinanza con la Svizzera c’entra fino a un certo punto chi voleva far rientrare in Italia i propri capitali lo ha probabilmente già fatto in passato» sottolinea il presidente. Inutile insomma aspettarsi grandi cifre per le casse dello Stato da questa operazione. «Questo ovviamente non vuol dire che non ci siano capitali detenuti
all’estero e non dichiarati» precisa Werthhammer. La notizia, prima certa e poi smentita dal ministro Padoan, di una proroga lunga alla scadenza fissata al 30 settembre ha contribuito alle incertezze di chi è potenzialmente interessato dal Voluntary. Da considerare nei numeri striminziti anche le difficoltà che stanno affrontando i professionisti a cui i contribuenti si rivolgono per queste pratiche.«Le norme sono molto complesse tanto che sono state necessarie ben quattro circolari chiarificatrici di cui l’ultima arrivata a fine agosto – spiega il presidente dei commercialisti – sicuramente il provvedimento poteva essere scritto meglio». Non tutti gli studi di commercialisti accettano di seguire questo tipo di pratiche, proprio per la complessità dell’iter.
«Il mio studio ha scelto di non occuparsene – dichiara Werthhammer – una scelta seguita anche da altri studi in provincia di Varese».
Il presidente rientra tra i professionisti del settore che non si aspettano grandi risultati dal Voluntary; comunque un peccato per le sempre asfittiche casse pubbliche.













