Omicidio Lidia Macchi: cosa accadrà dopo l’avocazione? La procura generale di Milano ha assegnato il fascicolo a Carmen Manfredda, ora si tratta di procedere. Stefano Sala, giudice per le indagini preliminari di Varese, è a sua volta stato assegnato al caso.
Il fascicolo è formalmente aperto da 26 anni, da quando cioè il 5 gennaio 1987 fu ritrovato il cadavere di Lidia Macchi, 20 anni, studentessa di giurisprudenza e scout, uccisa con 29 coltellate in un bosco a pochi passi di distanza dal Sass Pnì.
La procura generale di Milano sta vagliando i nuovi elementi emersi di recente: le figlie di
, già condannato all’ergastolo in due gradi di giudizio per l’omicidio di , hanno dichiarato (e sono state ascoltate da Manfredda) di aver sentito il padre vantarsi di aver ucciso Lidia.
Volendo cercare altre analogie tra i due omicidi: Lidia fu accoltellata, 29 volte, e colpita, come la Molinari, sia da dietro che di fronte.
Inoltre il cadavere della studentessa fu ritrovato non lontano dal luogo nel quale viveva la famiglia Piccolomo all’epoca. La procura generale di Milano potrebbe, a questo punto, archiviare il vecchio procedimento (per evitare la nullità di eventuali atti) chiedendo a Varese l’apertura di un nuovo procedimento.
A questo punto Piccolomo potrebbe venire iscritto nel registro degli indagati e il gip dovrebbe decidere sulla prova del Dna. Piccolomo stesso, intervistato a tal proposito, dichiarandosi del tutto estraneo all’omicidio Macchi e parlando di calunnie da parte delle figlie, ha dichiarato di essere pronto ad affrontare il test certo del risultato negativo.
Sulla base del risultato del test gli inquirenti dovrebbero decidere come procedere. Potendo arrivare anche a una seconda archiviazione. Altra alternativa potrebbe essere una richiesta di proroga d’indagine, a distanza di 26 anni, da parte della procura generale.
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