Caso Macchi: indagato Piccolomo Tutta la verità nella prova del Dna?

Caso Macchi: indagato Piccolomo
Tutta la verità nella prova del Dna?

formalmente indagato per l’omicidio di : la procura generale di Milano ha iscritto il killer delle mani mozzate dopo aver chiesto una proroga di indagine.

A distanza di 26 anni dal delitto il fascicolo sull’omicidio della scout gentile passa dall’essere contro ignoti a contro noti.

La settimana scorsa la procura generale meneghina aveva avocato il fascicolo togliendo di fatto le indagini alla procura di Varese: in sette giorni la svolta nelle indagini.

Un passaggio obbligato: la prossima tappa sarà infatti la prova del Dna. Un confronto, già annunciato dal sostituto procuratore generale , alla quale l’inchiesta sul caso Macchi è affidata, tra il Dna di Piccolomo e quello ricavato dalle tracce biologiche trovate sul corpo di Lidia Macchi quel drammatico 5 gennaio 1987 quando il cadavere della studentessa in legge, 20 anni, scout, fu ritrovato in un boschetto a due passi dal Sass Pinì.

Piccolomo ha appreso la notizia con una certa ironia: «Sono qui. Facciamolo questo Dna così finalmente sarà chiaro che non ho nulla a che fare con l’omicidio di Lidia Macchi». L’uomo, che è in carcere in quanto già condannato all’ergastolo in due gradi di giudizio per l’omicidio di d il 10 aprile affronterà la Cassazione, ha aggiunto: «Vogliamo dire che sono io il colpevole per ogni donna uccisa in Lombardia negli ultimi 30 anni? Va bene. Ma non è così».

Ad accusare Piccolomo sono le due figlie Cinzia e Tina: le ragazze, che da anni sostengono che il padre abbia ucciso anche la loro madre , hanno dichiarato all’autorità giudiziaria che l’uomo si vantava di aver ucciso Lidia Macchi. «Ci diceva “vi faccio fare la fine di Lidia Macchi”, mimando il gesto di sferrare una coltellata».

Lidia Macchi fu uccisa con 29 coltellate: la giovane fu colpita sia alle spalle che frontalmente. Così come accadde a Carla Molinari. Il corpo di Lidia, inoltre, fu trovato in un luogo non lontano da dove Piccolomo viveva all’epoca.

E ancora: Quarto Grado, trasmissione in onda su Rete 4, ha raccolto alcune testimonianze in base alle quali tre donne furono molestate da un uomo misterioso nel parcheggio dell’ospedale di Cittiglio nei mesi successivi alla morte di Lidia. Lidia, il giorno dell’omicidio, era appunto uscita dall’ospedale di Cittiglio, dove si era recata in visita a un amico. E da quel posteggio è sparita finendo per essere ritrovata morta due giorni dopo la scomparsa.

Potrebbe esserci anche la pista del molestatore? La procura generale vaglierà anche questa ipotesi cercando di rintracciare testimoni dell’epoca. E anche in questo caso Piccolomo potrebbe essere chiamato a un confronto. Ora è tutto affidato al Dna: l’incarico potrebbe essere affidato entro la settimana.

Intanto la famiglia Macchi, che con una lettera alla procura generale di Milano ha riportato l’attenzione sull’inchiesta, mantiene la dignità che l’ha contraddistinta in 26 anni di dolore.

«Non sappiamo se Piccolomo possa aver avuto a che fare con la morte di Lidia – spiega , fratello minore della ragazza – Noi abbiamo soltanto chiesto che dopo 26 anni venisse presa una posizione sulle indagini. Che dopo 26 anni si potesse arrivare ad una fine».

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