Né grette, né deboli». Le critiche? «Troppo facili, troppo comode. Troppo superficiali». Tre domande a Michele Serra, celebre giornalista e scrittore, sul “caso” di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due giovani cooperanti rapite in Siria. Serra su La Repubblica di venerdì 8 agosto è autore di un lungo editoriale dal titolo eloquente “Giù le mani da Greta e Vanessa”. Un pezzo
vibrante nel quale il giornalista prende posizione netta sulle polemiche che hanno fatto seguito al rapimento delle due ragazze: «Che questo scuotere la testa per il rischio eccessivo diventi poi, su qualche giornale e in qualche ansa web, derisione e spregio per Greta e Vanessa non è una novità ed è anche quello un prezzo da pagare alla volgarità polemica di uso corrente».
Come si spiega questa fetta di opinione pubblica che si è schierata, talvolta anche molto energicamente, contro le due ragazze sequestrate attaccando la loro scelta di vita e definendole, nel migliore dei casi, due incoscienti?
È una posizione molto facile e molto superficiale. Ma non sorprendente. Molte persone non riescono a contemplare scelte di vita che prescindano da ciò che è comodo e da ciò che è conveniente. Si chiama: grettezza. Si chiama anche: debolezza. Le due ragazze, evidentemente, non sono né grette né deboli.
Qualcuno ha scritto che le due ragazze non erano pronte ad affrontare una situazione estrema come quella della Siria. Che non avevano la necessaria preparazione e l’esperienza che le avrebbe aiutate. Ma davvero si può essere “pronti” a muoversi in realtà del genere?
A bocce ferme, e non per fare una battuta, direi che anche il dipartimento di Stato americano non è pronto ad affrontare situazioni “estreme”. Vedi il disastro iracheno, vedi il disastro afgano. Una guerra stupida e controproducente è forse più ragionevole di un impulso di pace e solidarietà che mette a repentaglio soprattutto chi ne è protagonista e rischia di suo?
I familiari di Greta hanno dichiarato che i giornalisti non conoscono a sufficienza la situazione siriana e non la raccontano: che questa sia l’occasione, dicono, per parlarne di più. Lei cosa ne pensa?
Penso che non sia facile capire qualcosa del collasso statuale multiplo di molti paesi arabi. Non lo è per gli strateghi militari, non lo è per i giornalisti, non lo è per le autorità internazionali, non lo è per nessuno. Questo suggerirebbe prudenza nei giudizi, delicatezza nelle decisioni, e nel caso di Greta e Vanessa, solidarietà per chi porta, in quei macelli, solo solidarietà. E certo, è un’ottima occasione per parlare di più e meglio della Siria. È un ulteriore merito delle due ragazze. Spero davvero di vederle tornare a casa incolumi
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