Daniele e Mohamed In coda alla mensa c’è voglia di sperare

Daniele e Mohamed
In coda alla mensa
c’è voglia di sperare

È domenica. Sono le 19.20. Fa freddo e uomini e donne cominciano a incolonnarsi davanti al cancello delle suore della Riparazione in via Bernardino Luini. Alcuni habitué si riuniscono in gruppetti.

C’è chi commenta il risultato del Varese a voce alta. Chi se ne sta sul lato opposto della strada, come a volersi nascondere, con i bambini piccoli per mano.

Un giovane arriva in bicicletta: è un marocchino, parla solo in francese. C’è un signore italiano, distinto, con il cappello. C’è chi si chiede dove sia un uomo, che si fa chiamare “il sindaco”, che stranamente non si vede. Ci sono signore russe. E senzatetto, come , padre separato di 36 anni.

«Vivo nei sotterranei dell’ospedale di Gallarate – racconta Daniele, con la carta di identità alla mano, come per dire “sto dicendo la verità” – Ho una figlia di quattro anni che sta in Sicilia con sua madre. Io sono nato a Tradate. Finito il matrimonio sono tornato qui. Ma neppure qui c’è il lavoro fisso. E così non spendo niente per me, né per mangiare, né per dormire. Tutte le volte che riesco a metter da parte qualche soldo lo mando giù a mia figlia. Non rubo, ma sono bravo e ogni giorno riesco a farmi dare dieci euro».

Minuto dopo minuto le persone diventano più numerose. Tra di loro c’è anche un signore marocchino arrivato qui nel 1990 che ha lavorato come muratore fino a due anni fa. Adesso è disoccupato. Si chiama Mohamed e abita in viale Belforte 57 insieme alla sua famiglia: otto persone, di cui sei figli, due dei quali nati qui.

«Il più grande ha 24 anni e studia medicina all’Insubria – spiega Mohamed – Per farlo andare avanti con l’università stiamo facendo tutti grandi sacrifici, ma lui è bravo e merita un futuro. Sicuramente non vorrà mai tornare in Marocco, ormai si sente italiano. Se qualcuno avesse un lavoro da offrirmi, io sono disponibile».

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