Certamente quella corsia preferenziale riservata ad Alitalia fa storcere il naso: perché loro sì e tutti gli altri no? Perché a loro possono essere cancellati la bellezza di 170 milioni di debiti mentre le piccole imprese lottano per una rata non pagata o per tassi che continuano a crescere?
«Tutto questo è assolutamente discutibile» commenta Nicola Rondinone, docente di Diritto Fallimentare alla Liuc di Castellanza.
Ma «il problema è all’origine» spiega Rondinone, «il vizio di base sta nella procedura speciale ritagliata su misura per Alitalia».
Non tanto quindi nel loro sì gli altri no: «Quella messa in campo per il salvataggio di Alitalia rientra in una procedura di amministrazione straordinaria, riservata alle grandi imprese, con qualche procedura operativa in più che permette una maggior libertà d’azione».
Il cavaliere bianco
Ciò che sta sotto alla manovra è evidente: «Al di là dei dettagli dell’operazione, c’è altro da considerare – spiega Rondinone – o si dava una mano agli arabi perché acquistassero una parte della compagnia italiana o le banche rischiavano di perdere molto di più. Qui dentro non ci sono solo aspetti di favore normativo, ma aspetti negoziali di non poco interesse».
C’è un termine che in finanza si usa e che spiegare bene quello che sta accadendo: «Parliamo, in questo caso, di una ristrutturazione per non ostacolare il cavaliere bianco», dove il cavaliere, proprio in questo caso, è il salvatore di molti interessi. Banche comprese. E nella realtà succede, molto più spesso di quanto non si pensi, che le banche arrivino a soluzioni di questo tipo: parliamo di ristrutturazione di debiti, concordati preventivi, e, in caso di riduzione del debito, di concordati remissori.
La banca perde qualcosa per non perdere tutto: «Accede anche che le banche convertano debiti in partecipazioni» aggiunge Rondinone, convertendo il capitale di debito in capitale di rischio.
Ora il caso Alitalia è un po’ più complesso, sottolinea il docente di Liuc «e non è detto che nel lungo periodo questa operazione non possa avere un impatto sulla collettività».
Quando le banche danno un prestito ad una azienda in cambio chiedono garanzie reali, quando il prestito viene dato ad una grande azienda come Alitalia la banca conta sui flussi di cassa, «ma entrano in gioco anche logiche politiche: qui garanzie non ce ne sono, è dunque emersa la visione politica della situazione».
Ed ora, dunque, quei debiti ai quali la banca rinuncerà, dovranno pur farsi vivi in qualche modo: «Rischi per la tenuta del sistema e dunque per i risparmiatori non ce ne sono – spiega Rondinone – Le banche hanno subito ben altri scossoni negli anni».
Ma di certo la banca non è un ente di beneficenza, «le banche devono fare profitto per continuare a fare il loro mestiere e il rischio è che ora vadano ad aumentare, magari anche solo di mezzo punto percentuale, i tassi passivi di interesse per andare a recuperare quei soldi».
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