Energia low cost burocrazia e cuneo I tre “pilastri” di Univa per Letta

La ripresa, quella vera, dobbiamo ancora agganciarla: «Non vogliamo più chiederci quando arriverà, piuttosto – ha dichiarato Giovanni Brugnoli, presidente degli industriali varesini nella tradizionale conferenza di inizio anno – vogliamo chiederci come arriverà».

Questi anni, ha aggiunto il presidente «hanno fatto saltare tutti gli automatismi a cui eravamo abituati: il succedersi regolare dei cicli economici non esiste più, i mutamento geo-economici degli ultimi anni ci hanno tolto molte certezze».

Siamo di fronte a una profonda metamorfosi, la stessa che gli industriali invocarono già quattro anni fa, quando dedicarono la loro assemblea annuale a questo tema: il contesto è cambiato, le imprese devono cambiare.

Ma gli industriali vorrebbero anche veder cambiare qualcosa nel Paese nel quale si trovano a operare: «Se potessi avere qui, davanti a me, oggi il Presidente del Consiglio chiederei tre cose» ha dichiarato ieri Brugnoli: «Per prima cosa l’energia a un costo accettabile. È inammissibile che il delta con i nostri concorrenti più stretti sia nell’ordine del 30%. È tutta competitività persa che le imprese sono costrette a recuperare sugli altri fattori produttivi. La bolletta energetica non può reggere un cuneo fiscale così alto e non si può pensare prima di spingere verso le energie alternative e poi tassare con l’Imu gli impianti fotovoltaici».

Secondo «una certa elasticità del mercato del lavoro e un abbassamento del cuneo fiscale per ridare fiato alla domanda interna: la rigidità è un lusso che non possiamo permetterci. E per quanto riguarda il cuneo fiscale, dati alla mano, un nostro imprenditore mi faceva notare poche settimane fa che il potere di acquisto dei nostri lavoratori ha visto perdere circa la metà di una mensilità a causa di nuovi oneri impositivi. I tagli alla spesa pubblica non sono sicuramente stati di eguale proporzione ed entità».

Infine «gli chiederei meno burocrazia, meno costi di sistema, più risparmi: facilitiamo, non complichiamo la vita agli imprenditori». In questi dieci anni il manifatturiero ha perso molto, ma, ha sottolineato il presidente di Univa, nello stesso tempo «non abbiamo assistito alla nascita di un modello di sviluppo alternativo al manifatturiero. È dunque ancora dall’industria che la provincia di Varese deve ripartire».

Ma se il contesto non è ancora dei più favorevoli, le imprese devono comunque muoversi: «La ripresa, quella vera, dobbiamo agganciarla. Dobbiamo conquistarcela. Solo così torneremo a crescere veramente. Solo così ci sarà ripresa. Produttiva e, ancora più importante, occupazionale».

E ancora il presidente è tornato a sottolineare la necessità di una metamorfosi: «Quella che abbiamo di fronte è una fase di ancora intensa trasformazione. E nessuno può chiamarsi fuori».

Si tratta di lavorare insieme «per rafforzare quel valore aggiunto del nostro sistema produttivo che non è venuto meno in questi dieci anni: la multisettorialità. La presenza, nella nostra provincia, di intere filiere produttive: è questo il primo valore che dobbiamo difendere, la conoscenza acquisita in anni di lavoro. E da ciò che riusciremo a reinventare dipenderà la capacità di ritrovare una via all’occupazione».

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