Fisco/ Tremonti divide Lega, Berlusconi cerca sponda per piegarlo

Fisco/ Tremonti divide Lega, Berlusconi cerca sponda per piegarlo

Roma, 12 giu. (TMNews) – Con la mente rivolta alla due giorni
referendaria, con lo sguardo a Santa Margherita ligure e alla
nuova, decisa frenata sulla riforma fiscale operata da Giulio
Tremonti. Due giorni dopo l’annuncio sull’ineluttabilità
dell’intervento sul fisco, Silvio Berlusconi ha accolto nel buen
retiro sardo di villa Certosa la decisa presa di posizione del
suo ministro dell’Economia sul fisco. Quel richiamo alla
prudenza, quell’insistere su una crisi che ancora morde,
quell’indicare la stabilità dei conti come l’obbligato confine
per qualsiasi riforma, tutto cozza con l’impostazione che il
Cavaliere vorrebbe dare alla rivoluzione fiscale che servirebbe a rivitalizzare l’immagine appannata del governo.

Il silenzio sulla tornata referendaria è imposto dalla legge, anche se in Sardegna come in via dell’Umiltà già si ragiona sulle eventuali contromosse nel caso in cui i referendari riuscissero a tagliare il traguardo del quorum. E però di tasse Berlusconi può parlare, al pari del ministro dell’Interno Roberto Maroni, tanto che fonti dell’esecutivo ipotizzano un contatto telefonico tra il Cavaliere e il responsabile del Viminale. Di certo c’è che il ministro dell’Interno ha scelto ieri di replicare al titolare di via XX settembre senza girare intorno al problema, chiedendo una svolta ispirata al coraggio più che alla prudenza di stampo tremontiana. Ancora più esplicito il passaggio di Maroni sul futuro della legislatura, visto che il ministro sembra spronare l’esecutivo invitando a mettere da parte ogni tentennamento: “Per i governi e le maggioranze è devastante tirare a campare. C’è la
maggioranza? Lo vedremo il 22 giugno, quando il presidente
Berlusconi andrà a riferire alla Camera”.

Proprio sulla frattura interna alla Lega Berlusconi – riferiscono le stesse fonti – ha deciso di puntare per risolvere la partita fiscale. Nel Pdl si osservano con attenzione i movimenti interni al Carroccio, in particolare scelte e prese di posizione di due big del calibro di Maroni e Roberto Calderoli (quest’ultimo in particolare molto legato al ministro dell’Economia). In

attesa del verbo bossiano, fino a oggi decisivo per orientare la rotta leghista, il Cavaliere punta dunque sul gioco di sponda con quella parte del partito padano più distante da Tremonti per imporre una riforma considerata ormai vitale per le sorti del governo. Molto dipenderà da quale atteggiamento sceglierà il senatùr, soprattutto in occasione della decisiva tappa di Pontida.

Il braccio di ferro sul fisco nella maggioranza, insomma, non
sembra avere fine. Alcuni ministri pidiellini non nascondono
dietro anonimato il risentimento nei confronti del titolare
dell’Economia, ma concordano su un punto: difficilmente si
verificherà uno strappo simile a quello della legislatura
2001-2006. Tremonti, ricorda un ministro dell’esecutivo del
Cavaliere, “ha coltivato importanti relazioni internazionali e
nel mondo dell’economia, senza contare il suo rapporto
strettissimo con il Quirinale, non finirà come nel 2004”. A meno
che, concludono non senza preoccupazione, Berlusconi non decida
di condurre fino in fondo la battaglia fiscale.

Tom

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