di Andrea ConfalonieriA scherzare col fuoco, ci si brucia. La probabile fine della Pro Patria sarà un incendio che inghiotterà colpevoli e innocenti, sempre che ne esistano.L’errore principale? Tutti pensano che questa sia la loro squadra ma quasi nessuno mette davvero questa squadra davanti a se stesso e alle proprie ragioni, quelle del cuore (il primato, la promozione) o del portafaglio.L’errore dei Tesoro è a monte: non si acquista una squadra per giocarci come una macchinina o una figurina, perché quando finisce il gioco non resta più nulla. Se non lo sfregio di averla fatta morire con le proprie mani. Non per crudeltà, ma per inconsapevolezza. Ogni società è una piccola vita, se la tratti con mani da orso prima o poi la soffochi.L’errore dei giocatori non è ovviamente quello di reclamare i propri diritti, ma di avere lanciato tardi il grido di aiuto. È quello di pensare che mentre il mondo crolla possa bastare sdraiarsi sulla strada per fermare il terremoto. Con i contratti faraonici siglati da Tesoro, su cui ricade ogni responsabilità, serve che qualcuno esca dal coro per dire: «Siamo pronti ad autoridurci gli stipendi o a spalmarli su più anni». Sarebbe l’unico segnale per
convincere un nuovo padrone a compiere quella che resta comunque una pazzia: svenarsi per una società non sua che costa come una limousine, trattare insieme a una persona con cui non sceglierebbe mai di farlo. Perché non preferire i dilettanti, ripartendo con proprie idee e uomini, senza fardelli, senza incubi, senza rogne?L’errore della politica e della città è di non aver espresso un personaggio che sapesse trascinarsi dietro tutti gli altri. Serviva carisma, serviva amore della storia, serviva la forza della disperazione, serviva pelo sullo stomaco per gettarsi all’inferno pur di servire e salvare la causa: chi ha incarnato tutto ciò?L’errore dei tifosi che muoiono sui gradoni dello Speroni, amaramente, è quello di aver creduto che questi colori potessero essere amati anche da qualcuno con il grado, il titolo e il conto in banca che a loro manca. Ma la consolazione è che, a terremoto finito, tutti quanti saranno rimasti sotto le macerie tranne la luce del loro cuore biancoblù. Solo quella, e solo allora, ricostruirà una Pro migliore.Nb: che nessuno sia andato da Vender, o dal signor MC-Carnaghi, a chiedere aiuto resta la macchia più grave per chi doveva salvare la Pro Patria e non l’ha fatto.
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