«Gli angeli non bastano, via la burocrazia»

Pochi giorni fa l’annuncio della Regione: dall’inizio del prossimo anno, trenta giovani neolaureati dalle università lombarde entreranno in servizio nelle sedi territoriali della Regione Lombardia come “angeli anti burocrazia”.

Saranno cioè a disposizione delle imprese per aiutare a superare tutti gli ostacoli che si trovano a fronteggiare quotidianamente nei rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Stanziamento: 800mila euro a disposizione di Unioncamere per questo progetto di imminente partenza, dato che dal 15 ottobre sarà attivo il bando per la selezione.

Un progetto a servizio delle imprese dunque. Ma che le imprese non hanno troppo gradito: non certo nell’intento di semplificazione burocratica, loro cavallo di battaglia da sempre, ma nel modo.

«La scelta di Regione Lombardia di destinare ulteriori spese pubbliche per aiutare le imprese a orientarsi nell’assolvimento degli obblighi burocratici è onerosa, perché si drenano altre risorse dalla spesa pubblica, e invece di rimuovere gli ostacoli burocratici li complicherà ulteriormente. Perché?» si chiede la Confartigianato Imprese Varese. Su di una cosa sono tutti d’accordo: la burocrazia, fatta di inutili code agli uffici, timbri, permessi e autorizzazioni che non arrivano mai, tolgono competitività alle aziende.

«Chi lavora quotidianamente con gli imprenditori, lo sa bene – ricorda la Confartigianato – A tal punto da dover considerare il peso burocratico al pari di quello fiscale: per rilanciare l’economia si deve agire su entrambi».

Una priorità dunque assoluta. Ma davvero saranno quei trenta neo-laureati, due dei quali destinati a Varese, a cambiare le cose?

Trenta laureati senza esperienza, suggerisce la Regione, «persone libere dal rapporto con la pubblica amministrazione e che abbiano la capacità di creare soluzioni a prescindere dalle procedure attuali» è la richiesta.

Dunque, traduce la Confartigianato varesina «personale che, seppur laureato, non è specialistico per la mancanza di esperienza adeguata: conoscere i cavilli burocratici non significa conoscere le imprese nelle loro più diverse dinamiche, equilibri ed esigenze. Si rischia, insomma, di aumentare la complessità degli adempimenti».

Ulteriori soldi spesi e rischio di ulteriori ostacoli in vista «e questo, sinceramente, non è quello che tutte le imprese stanno chiedendo dall’inizio della crisi e non è una scelta in grado di soddisfare le aspettative della spending review e del rigore».

La ricetta suggerita dalla Confartigianato è un’altra: occorre «procedere verso l’attuazione di una reale semplificazione burocratica con misure concrete e immediate. La semplificazione amministrativa e normativa deve portare al taglio di tutte quelle trafile che complicano la vita delle imprese e rubano loro tempo e denaro».

Le misure devono essere strutturali, non di tampone: «Chiediamo di adottare i principi della “qualità della normazione”, che altro non è che il saper valutare le leggi secondo gli effetti e i costi che queste generano sulle imprese e sui cittadini» spiega la Confartigianato.

«Una cattiva qualità delle norme nelle sue più diverse accezioni comporta, infatti, una ipertrofia del sistema e non quella semplificazione che deve essere alla base dello sviluppo sociale e della competitività economica e produttiva del sistema imprenditoriale».

«Qualità della normazione vuol dire qualità nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini e Pa e imprese, perché le regole buone portano al raggiungimento di obiettivi condivisi. E oggi, l’obiettivo condiviso deve essere quello di assicurare un futuro alle aziende».

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