Il dormitorio del clochard? Tra i calcinacci dell’ex garage

Il dormitorio del clochard?
Tra i calcinacci dell’ex garage

Un disperato ha trasformato l’ex garage in cima a via Gasparotto in un rifugio notturno. Sulla porta ha montato una tenda. In una cassa ha ammonticchiato cartoni di vino rosso. L’alcol bevuto di notte serve per dimenticare la solitudine e scacciare il freddo.

Spiando oltre la tenda, all’interno dell’ex garage, si scorge un sudicio materasso con una coperta buttata sopra. Il tutto è umido.

La struttura è pericolante. Fino a non molto tempo fa quell’edificio, nonostante le precarie condizioni di stabilità, veniva usato da una persona per parcheggiare l’auto.

Ma poi il Comune ha dichiarato la struttura inagibile e ha cintato l’area per impedire alle persone di introdursi all’interno e di lasciare l’auto nelle immediate vicinanze.

Il clochard è stato avvistato dai residenti nella palazzina di fronte, quella le cui finestre si affacciano proprio sulla catapecchia. Qualcuno racconta che si tratta di un giovane, alto, che rincasa, se così si può dire, intorno alle 23.30.

L’unico modo di vedere il clochard è illuminare la catapecchia con i fari della macchina, cosa che fanno i residenti della palazzina quando rincasano di notte. È una persona discreta, sola, che si muove nell’oscurità e che non dà problemi. Da lontano non si riesce a capire di che nazionalità sia. Nessuno racconta di aver mai parlato con lui. Nessuno sa dove vada di giorno e perché di notte sia costretto a dormire lì.

Balzano all’occhio alcuni fili della corrente che probabilmente una volta consentivano di accedere la luce all’interno del garage, ma che adesso sembrano tagliati. All’interno, infatti, è tutto buio pesto e mai nessuno ha visto la luce provenire dal tugurio.

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