è cresciuto a pane e musica, dice che vende dischi “perché è quello che so fare” e la crisi del mercato discografico l’ha affrontata a testa alta con “Record Runners” (www.recordrunners. it) aperto nel 2001 a Varese.
Il negozio, punto di riferimento per chi ama la Storia della musica tradotta in vinile, trasloca in via Albuzzi 8 e fissa l’inaugurazione a sabato, alle ore 18, con e alle chitarre e al rullante (alle 21 saranno anche al Gasolinera di Via Crispi).
Sono loro i musicisti, alcuni fra i migliori oggi in circolazione, che hanno regalato a Ligabue quella grinta americana dei lavori della prima metà degli anni Novanta fino a “Nome e cognome” del 2005. Dalla linea che separa il primo Luciano da quello della maturità e dei grandi successi di pubblico e critica: “Buon compleanno Elvis” (“Certe Notti” vince la Targa Tenco), la colonna sonora di Radio Freccia, il live del “Pavarotti and Friends” e poi a San Siro, all’Olimpico e al concertone del Campo Volo. Un buon modenese come Rigo (che nel 1986 entra a far parte del gruppo reggiano dei Rocking Chairs: un’altra leggenda) non poteva non promettere a Bruno, in occasione dello showcase di sabato, una performance dirompente.
Ma a modo suo: «Ti facciamo esplodere il negozio». Massimo sa che le parole di un cantautore appassionato come lo è Righetti hanno un peso. Anche in un cd come “Rivoluzione & Sensi”, pubblicato pochi giorni fa dal chitarrista e definito dalla critica come «un disco che non passa inosservato».
Piccoli episodi da raccontare così come era accaduto in “Angeli e Demoni”, il cd con il quale Antonio aveva lanciato l’amo in attesa di quest’ultima avventura dove dieci storie si trasformano in soundtrack «per un film tutto da scrivere».
Un mondo che scorre sotto le mani di Massimo Bruno: cinquantasette anni fra due settimane, da trenta nel mondo della musica, fondatore della storica Radio Varese, per due anni in giro per il mondo su barche a vela e per una traversata Atlantica. Poi il ritorno nella musica, con un negozio che ha come logo un mitico Kombi (il Volkswagen Minibus) carico di star: Keith Richards, Jim Morrison, Amy Whitehouse, Frank Zappa. Ci sono tutti quelli che sanno mettere d’accordo, o dividere, più di tre generazioni: padri, figli e nipoti. Il bello è questo: entri in “Record Runners” e ti accorgi che il disco non è semplicemente un oggetto ma un desiderio che puoi soddisfare.
È per questo che nel descrivere se stesso («cocciuto nel credere in questo lavoro») Bruno ricorda “High Fidelity” di Nick Hornby: «Record Runners è un posto dove gira molto vinile, nuovo e vecchio, e una gran quantità di musica non commerciale».
Perché se la musica è una fra le poche certezze della vita, te la devi guadagnare cercandola senza sosta tra il rock americano, quello inglese e l’indie, i Subsonica e i Marlene Kuntz. Ovviamente i classici: Led Zeppelin, Grateful Dead, Rolling Stones.
«Il concetto – dice Bruno – è chiaro: inserirsi in un settore di nicchia che non fa grandi numeri ma che può vincere la concorrenza dei grandi centri commerciali. Il pubblico c’è: diciotto o cinquant’anni, ciò che conta è la passione e il saper cambiare, perché fra poco il vinile ci riconquisterà».













