In Svizzera non solo le aziende Da Varese fuggono pure i quattrini

In Svizzera tramonta il segreto bancario, ma il flusso di capitali continua incessante oltre confine. «Ora si spostano in via legale ed ufficiale» spiegano gli addetti ai lavori.

C’era una volta il “nero” che attraversava di nascosto la dogana per riversarsi sui conti svizzeri. Oggi i tempi sono cambiati, tanto che entro il 31 ottobre, stando a quanto riportato a chiare lettere in una comunicazione che i maggiori istituti di credito d’oltre frontiera stanno inviando ai loro correntisti, inclusi molti italiani e varesini, questi ultimi dovranno presentare un’autocertificazione sul fatto che i risparmi da loro trasferiti in Svizzera siano “puliti” e noti al Fisco italiano, pena il rischio di vedersi chiudere il conto corrente e di doversi riprendere il denaro.

A Berna la chiamano “Weissgeldstrategie”, strategia del denaro pulito, ed è solo l’ultima mossa di una tendenza ormai ineluttabile verso il tramonto definitivo del segreto bancario.

Un andazzo che non piace alle banche ticinesi, quelle che hanno rapporti più stretti con la clientela italiana: passati i tempi dello scudo fiscale non è prevista attualmente una via legale per far riemergere i capitali, come possono fare i correntisti tedeschi pagando una sanzione.

Interpellati, alcuni commercialisti della nostra provincia che seguono clienti che hanno conti oltre confine, preferiscono non esporsi. Ma ammettono: «I correntisti dichiareranno che si tratta dei risparmi di una vita, anche perché molti hanno già usufruito dello scudo fiscale per mettersi a posto con il Fisco».

«D’altra parte il nero ormai non si può più fare e i controlli in Svizzera sui capitali in ingresso sono severi già da tempo. Ma nonostante tutto il flusso di capitali verso i conti svizzeri continua incessantemente, ormai tutto alla luce del sole». Con le più svariate motivazioni: per mettersi al riparo dai rischi di un effetto-Grecia o da quello di tassazioni patrimoniali e prelievi forzosi.

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