La fontana dura un mese e i negozi fanno le valigie

Niente da fare per la gelateria, che lascia Galleria Manzoni: «Basta». Dopo il vertice per il rilancio di novembre, il degrado è ritornato

– Chiude i battenti la gelateria Anny Rose di Galleria Manzoni, dopo diciassette anni di onorata attività. La decisione, presa in realtà da tempo, è diventata effettiva lunedì scorso, giorno in cui le saracinesche sono state abbassate per l’ultima volta dal 4 aprile 1998. In funzione rimarrà solamente il bar adiacente, nell’attesa di trovare qualcuno che possa rilevarne l’attività.
Al di là di una perdita quasi affettiva per l’intero comparto (la gelateria gestita da è sempre stato uno dei locali più frequentati ed apprezzati del centro), la notizia assume particolare rilievo perché riprova di una tendenza che per il momento pare consolidata: uno dei simboli dello shopping varesino sta perdendo i pezzi.

Le vetrine vuote sono sempre di più: nel locale occupato un tempo da Gioria, punto vendita di calzature ed abbigliamento, al posto della consueta esposizione di vestiti compare – da giorni – un grande cartello con la scritta “vendesi”.
Addentrandosi verso l’interno si contano poi quattro spazi commerciali deserti, non da oggi, e si vocifera che almeno altre due storiche attività possano a breve seguire l’esempio della gelateria. Dietro a questo fenomeno ci sono costi insostenibili e tanti problemi “ambientali” non risolti.
In Galleria ci si sente abbandonati: «Ed io, sinceramente, non ce la facevo più a continuare a combattere sempre per le stesse cose – esclama Rosa Primerano – Meglio lasciare spazio a chi ha più entusiasmo».
La donna, insieme al marito, riaprirà a febbraio un nuovo locale a Mozzate, avvicinando il lavoro alla propria casa; a Varese, però, lascia parecchi “orfani”: «Con tanti clienti si è creato un rapporto speciale cui è difficile dover rinunciare. Li ringraziamo tutti, in particolare una signora che vive qui sopra ed è stata la prima persona a comprare un gelato da noi. Qualche giorno fa ci ha riportato il relativo scontrino, cinquemila 0lire: lo conserveremo per sempre».
Basta guardare la fontana al centro della Galleria per non avere più tanta voglia di rimanere in questo posto. Lì – in mezzo a cartacce, mozziconi di sigaretta e bocconi di cibo lasciati a metà – c’è anche l’esemplificazione pratica delle parole della signora Rosa: contro i mulini a vento ogni guerra è decisamente persa. Quella fontana è stata rimessa in funzione a dicembre, dopo anni: non è durata che un mese, prima di ritornare ad essere un semplice contenitore di pattume».
«Durante una riunione organizzata a novembre tra parte dei commercianti del luogo e istituzioni si era parlato di pulizia, di rilancio: quasi tutto è rimasto uguale a prima».

Gli arredi esterni di marmo continuano ad essere sporchi: se non ci pensano gli stessi negozianti a pulirli, nessuno lo fa per loro; così la pavimentazione, vittima dello stesso meccanismo.
Dei volontari anti-degrado promessi in occasione del succitato incontro, finora non si è vista neppure l’ombra.
Il presepe domotico allestito in una delle tante vetrine vuote del comparto ha riscosso un buon successo di pubblico: in alcuni momenti, fino alla sua chiusura di inizio gennaio, c’è stata addirittura la coda per visitarlo.
Servono, però, altre iniziative che portino gente ed attenzione ad un’area che rischia di cadere per un’altra volta nel dimenticatoio: il Natale è finito da tempo e, per alcuni, anche la speranza di cambiare.