La prostituzione non si ferma Varese chiude casa d’appuntamenti

La prostituzione non si ferma Varese chiude casa d’appuntamenti

VARESE Il giudice per le indagini preliminari Cristina Marzagalli ha disposto il sequestro della casa d’appuntamenti di via Verri. Perché da lì la malapianta della prostituzione non ne voleva proprio sapere di togliere le radici.

Il 5 marzo scorso gli uomini della questura erano già intervenuti nell’alloggio e avevano identificato due squillo ecuadoregne senza permesso di soggiorno. La più giovane, 30 anni, era stata espulsa. L’altra, 35 anni, non poteva essere cacciata: era incinta. Nonostante la gravidanza, continuava a “lavorare” a pieno regime, ricevendo anzi molti clienti attratti proprio dalla sua condizione fisica.

A settembre, insospettiti da un nuovo viavai, i poliziotti erano tornati nella casa. Ad aprire loro la porta, la stessa ecudoregna: diventata mamma, aveva ricominciato a esercitare. Con lei anche una connazionale di 29 anni appena arrivata in Italia. Quest’ultima è stata espulsa, mentre l’altra potrà restare ancora in Italia proprio in virtù del bimbo piccolo.

Gli agenti avevano inventariato anche i sette telefonini ritrovati sul tavolo dell’abitazione: squillavano senza sosta, segno del successo che le due donne riscuotevano fra i clienti. Nell’appartamento erano stati recuperati anche diversi attrezzi di piacere.

Ora gli accertamenti della questura, i poliziotti hanno denunciato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione i due coniugi italiani (di 50 e 55 anni) proprietari dell’appartamento. Dai controlli è infatti emerso che erano pienamente consapevoli del fatto che l’immobile era utilizzato dalle affittuarie per svolgere il mestiere più antico del mondo. Tra l’altro, infatti, riscuotevano un canone d’affitto sensibilmente superiore a quello praticato dal mercato.

s.bartolini

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