«Le tasse di dicembre? Le paghiamo a gennaio o a maggio». Impresecheresistono lancia a Varese la disobbedienza fiscale: posticipare di qualche mese il pagamento delle imposte dovute in questi giorni, come l’Imu che scadeva ieri, approfittando dell’istituto del ravvedimento operoso.
«È perfettamente legale» assicurano gli imprenditori. «Preferiamo pagare gli stipendi ai nostri dipendenti, prima delle tasse».
Nei giorni delle manifestazioni dei “forconi”, a cui il movimento spontaneo non aderisce pur avendo lanciato una “serrata” di imprese e negozi lo scorso 27 novembre, ecco un vero e proprio sciopero fiscale, anche se la definizione non piace ad , referente Icr per la provincia di Varese: «Diamo il giusto nome alle cose».
«Questa azione è un legittimo diritto alla sopravvivenza: ci teniamo ciò che è nostro per non far morire le nostre imprese. Del resto se è vero, come continuano a ripeterci Letta e i suoi ministri, che nel 2014 arriverà la ripresa economica, pagheremo a maggio quando avremo intercettato la ripresa e avremo più soldi in cassa».
L’iniziativa è partita spontaneamente dai piccoli industriali di Apivicenza ed è stata subito adottata dai cinquemila aderenti di Impresecheresistono, tra cui figurano diverse decine di piccoli imprenditori anche in provincia di Varese, una delle “culle” del movimento spontaneo nel 2009.
Attuare la “disobbedienza” è semplice e «perfettamente legale», come spiega Lattuada. «Basta accollarsi l’onere dell’interesse di mora e posticipare le scadenze fiscali di dicembre a gennaio, oppure direttamente a maggio, con il ravvedimento operoso». «È una protesta legale, non violenta e che non dà fastidio a nessuno, perché non impone ai negozi di star chiusi né ai cittadini di stare in coda».
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