Lo scorso venerdì 28 novembre, al Centro diurno Luvino della Psichiatria del Verbano, si è parlato di benessere e qualità della vita dei malati psichiatrici. Gli utenti, i familiari e gli operatori del Centro psico sociale (Cps) di Luino e di Laveno insieme a volontari, operatori e utenti del Centro Psico Sociale di zona 4 di Milano (che fa parte dell’A.O. Fatebenefratelli diretta dal Prof. Claudio Mencacci) si sono confrontati sull’importante bisogno di cittadinanza dei sofferenti psichici.
L’occasione è stata la proiezione di un filmato girato dagli utenti del Centro Psico Sociale di Milano che hanno sperimentato un viaggio “riabilitativo”: la realizzazione di un vacanza-avventura a Lisbona dal 26 al 31 agosto scorsi che ha visto coinvolte 15 persone tra cittadini-utenti operatori e volontari del Cps di zona 4 di Milano. Il progetto, pensato e sviluppato dal dott. Carlo Scovino e dalla coordinatrice infermieristica Ines Marroccoli, è stato condiviso dal Centro Ascolto “Mater Caritatis” della Parrocchia Santa Maria del Suffragio e da ClubbItaca di Milano. Attraverso gli occhi e le parole degli stessi utenti è stata raccontata la loro esperienza, la gioia di aver condiviso un’avventura per molti ineguagliabile, ma anche le paure, le difficoltà e gli imprevisti che hanno dovuto affrontare e che hanno reso quest’avventura indimenticabile.
Salvatore, Andrea, Roberto, Anna hanno partecipato alla realizzazione del viaggio, contribuendo alla scelta dell’itinerario, allo studio dell’arte e della storia delle città, al reperimento dei fondi e alla buona riuscita del progetto.
Il viaggio a Lisbona non è stato solo un “progetto”, ma ha rappresentato un percorso di vita, un esempio di partecipazione, di condivisione di vita vissuta che è la migliore cura per combattere il pregiudizio che vuole il paziente con disagio psichico fruitore passivo di cure e assistenza specialistica.
Con la loro testimonianza hanno dimostrato che non è così, che ci si può divertire insieme, che si può fare una vacanza e partecipare alla movida della città, che “si può vivere da sani anche se malati”, come ha esplicitato il dr. Cioffi, direttore della Psichiatria del Verbano.
La visione di questo filmato e la testimonianza diretta dei loro partecipanti, insieme a molti altri utenti e ai loro familiari, sono stati un incoraggiamento per chi, utente e familiare, fa fatica a trovare la forza di credere che si può vivere meglio e con più partecipazione alla vita sociale; contemporaneamente ha dato la speranza che insieme si può uscire dallo stigma, che ci si può occupare del proprio benessere e ambire a una qualità di vita migliore.
«Penso che sia possibile pensare alla malattia mentale come a una condizione di sofferenza che però non limita la possibilità di perseguire una qualità della vita migliore per la persona malata e per la sua famiglia – ha sottolineato la dr.ssa Girardi, psicologa della Psichiatria del Verbano ed entusiasta animatrice di questo scambio di esperienze – Personalmente ritengo che questo pensiero debba prima di tutto albergare nella mente degli operatori della Salute Mentale, se vogliamo che diventi una convinzione sociale e culturale».
Socializzazione, condivisione e inclusione: questa è la cornice di riferimento all’interno della quale la Psichiatria del Verbano si impegna con una politica di interventi, non solo psicofarmacologici, che pongono la persona sofferente e i suoi cari al centro dell’attenzione per garantire il più possibile l’autodeterminazione del paziente. «Si tratta quindi – aggiunge la dr.ssa Bellintani, psicologa del Cps di Laveno – di restituire dignità alle persone, diritto ad una cittadinanza attiva e senso di appartenenza alla propria comunità».
VARESE
© riproduzione riservata













