VARESE Solo, in un angolo del campo, guardando nel vuoto. Cercando forse con lo sguardo gli occhi del suo Peo: per l’ennesimo consiglio, per un’altra pacca sulla spalla, per l’ultimo incoraggiamento.
Enzo Montemurro parla con un filo di voce. «Io lo chiamavo scherzosamente il mio “guru”, perché lui per me era tutto. Il mio papà è morto quando io ero ancora giovanissimo, e il Peo per me era la cosa più vicina a un padre: sono distrutto, e mi manca».
Montemurro e Maroso erano (sono?) legati da un legame unico e speciale: «Lui mi è sempre stato vicino, al mio fianco nei momenti più difficili, accanto a me quando era giusto mettere la faccia e per dire la parola giusta al momento giusto. Sto vivendo un periodo particolare, la morte del Peo per me è una mazzata colossale».
Un’immagine: Maroso di fianco a Montemurro e Milanese, in quella conferenza stampa due giorni dopo la sconfitta ai playoff contro il Padova, quando tutti avevano paura che senza Sogliano e Sannino il Varese sarebbe morto. «Questo era il Peo, uno capace di starsene da parte e in silenzio ma allo stesso tempo in grado di capire quando era il momento di scendere in campo, sempre con garbo. Era il mio porto sicuro, l’approdo a cui mi affidavo quando avevo bisogno di tranquillità e sicurezza, quando mi serviva un consiglio. Lui, il Peo, mi prendeva sempre per il culo: “A furia di darti consigli – mi diceva – ti farò diventare il miglior dirigente d’Italia”».
Poi, il rimpianto. «Mi dispiace non essere riuscito a salutarlo per l’ultima volta: noi ci sentivamo sempre prima delle partite, nei giorni scorsi sapevo che stava male ma non sono riuscito ad andare a trovarlo. E mi dispiace anche non essere riuscito a farlo salutare dalla sua gente e dal suo stadio: nella scorsa stagione avevamo deciso di farlo venire in panchina in occasione di Varese-Sampdoria. Perché non saremmo arrivati a giocare quella partita se non ci fosse stato il Peo. Eravamo tutti d’accordo, ma alla fine lui disse di no: avrebbe visto la partita ascoltando i rumori dello stadio dalla finestra aperta di casa sua, come faceva ormai da qualche anno. “Preferisco così – ci aveva detto – tanto in panchina ci siete già voi”».
Enzo Montemurro è solo, in un angolo dello stadio: «Ora dirò una banalità, una frase fatta che però per me è tanto vera: spero che da lassù il Peo continui a guidarmi, perché io ho bisogno di lui».
Francesco Caielli
a.confalonieri
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