La provincia di Varese arranca, come tutta la Lombardia. E mostra un dato assolutamente negativo, al primo posto nella graduatoria regionale per l’indice percentuale di incidenza della Cassa sulla popolazione lavorativa, pari all’8,13%. In pratica, maglia nera per persone senza lavoro.
Gli ultimi sei anni di crisi hanno messo in ginocchio la regione motore del Paese; dal 17 al 20 % della struttura produttiva lombarda è andata perduta, la produzione industriale è calata del 10% tra il 2008 e il 2014, con punte del 30% per l’artigianato e la ripresa è difficile, molto difficile.
A darne conferma sono i dati del primo semestre dell’anno diffusi dalla Cgil della Lombardia con la nostra provincia purtroppo perfettamente in linea.
Da gennaio a giugno, sono diminuite le ore di cassa integrazione ordinaria, ma non le richieste per la straordinaria e la cassa in deroga. I dati regionali parlano del -26,6 % per la cigo e + 26,1% % di ore di cgis mentre la deroga schizza a +90,8%. È la fotografia dei cambiamenti dovuti alle tante chiusure di attività e di aziende e alla riduzione del tessuto produttivo, in particolare nel comparto artigiano, nel commercio e nelle Pmi.
Il Varesotto segue a ruota con un – 20% di ore di Cassa ordinaria (da 11.379.378 dei primi sei mesi 2013 a 9.098.457 nei primi sei mesi del 2014) e +12%, invece, di ore di Cgis, soprattutto per gli operai (da 3.731.193 ore a 9.697.119) mentre il dato della cassa in deroga è del +84,3% (da 1.385.940 ore a 2.554.802) con il coinvolgimento di operai e impiegati. Nel conteggio totale delle ore richieste per i tre tipi di Cassa, il saldo del primo semestre dei due anni presi in considerazione denota un semplice – 0,3% per la provincia di Varese (mentre il dato regionale è del + 9,4%) in terza posizione dopo Milano e Brescia in Lombardia.
Ma è l’incidenza della Cassa sulla popolazione lavorativa a far tremare la terra dei laghi dove, peraltro, nei primi sei mesi dell’anno sono stati licenziati 1.395 lavoratori su 13.792 lavoratori lombardi anch’essi sottoposti alla legge 223 (licenziamenti collettivi in aziende con più di 15 dipendenti).
C’è poco da stare tranquilli. Umberto Colombo, segretario generale della Cgil di Varese, lo rimarca con decisione. «È un dato molto preoccupante, siamo la prima provincia della Lombardia per lavoratori senza lavoro». E proprio questo è il punto: «Bisogna creare lavoro», dichiara Colombo che chiede «una forte spinta a livello locale» per il Governo.
Il rischio è immenso. «Abbiamo attività economiche prestigiose che devono tornare ad esserlo, non rischiare di scomparire. Il nostro punto di forza rischia di diventare debolezza se il settore produttivo, commerciale e artigianale perdono terreno». Invece, dal biomedicale al tessuto non tessuto, cita ad esempio il segretario della Cgil, c’è da guardare avanti.
«Servono innovazione e ricerca e capacità del territorio di unirsi anche per fare marketing».
Inoltre «le istituzioni locali devono spronare e spingere le banche a un maggiore accesso al credito perché anche quando il lavoro non manca, è la crisi di liquidità a piegare le aziende», appunta Umberto Colombo.
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