– «Vigileremo attentamente affinché tutte le regole vengano rispettate. Questo dal punto di vista urbanistico, amministrativo e di sicurezza in generale. All’indomani dell’inaugurazione» del nuovo polo culturale italo-kuwaitiano di via Pisacane, , assessore leghista alla Polizia Locale, annuncia un’ondata di controlli volti a verificare l’idoneità della struttura.
Il nuovo centro culturale ricavato nell’ex calzaturificio Carabelli – edificio che è stato comprato e donato agli islamici di Varese dal Kuwait – sarà dunque un osservato speciale.
L’assessore entra anche nel merito del ricorso al Tar fatto dalla comunità islamica varesina per chiedere una nuova moschea nel comune di Varese, il cui Pgt non prevede nuovi luoghi di culto: «Mi auguro vivamente che il Tar dia ragione al Comune – afferma Piatti – Anche perché dover concedere l’apertura di una moschea a Varese dopo l’ennesimo attacco-attentato da parte dell’Isis sarebbe veramente una beffa. Finché a Varese c’è la Lega, faremo di tutto per impedire di essere invasi».
Sarcastico sulla vicenda il segretario provinciale della Lega : «La Cina investe nel mercato del lavoro e nelle aziende del nostro territorio; la Russia tenta di far capire al mondo l’assurdità delle stazioni americane ed europee al loro mercato e vorrebbe attrarre aziende occidentali; il Kuwait investe in un nuovo centro islamico. Ognuno ha le sue priorità». Moderato , capogruppo in consiglio per la Lega, che non dice «no» a prescindere, ma vuole vedere quello che succede: «L’Arabia Saudita, l’Egitto e il Kuwait sono i Paesi meno aggressivi dell’area, non credo che si sia niente di cui allarmarsi per il momento. Io sono molto tollerante fino a quando non si dimostra che nel nuovo centro si va contro la legge e si predica violenza, bombe e terrorismo».
E ancora: «Quanto accaduto dimostra che noi la moschea non la facciamo fare, ma loro in un modo o nell’altro ci arrivano ugualmente – continua Moroni – Certo, noi non possiamo cambiare il Pgt per trasformare la zona in luogo di culto. Ma loro era prevedibile che trovassero il modo di allargare il loro centro culturale, perché sono qui a migliaia. Noi non possiamo chiudergli la porta in faccia. Loro ci dimostrino di condannare la violenza e i tagliagole».
«Il diritto a poter esercitare la religione è giusto dal nostro punto di vista. Il problema è controllare – aggiunge, consigliere comunale di Udc – Riguardo alla vicenda con il Tar: avere un centro cultuale all’ex calzaturificio potrebbe essere un primo passo verso l’autorizzazione della moschea, perché qualcuno potrebbe dire: “il culto esiste già, mettiamolo per iscritto”. Poi io non sono per vietare di manifestare la propria religione, ma sono contro gli estremismi». consigliere di Sel, ritiene che la vicenda sia un simbolo: «Il punto vero di questa questione è che il Governo cittadino ha negato a lungo, con atteggiamento ostruzionistico e offensivo, la moschea. Dimostrando mancanza di rispetto dei principi costituzionali della libertà di culto, tanto è vero che la comunità islamica ha presentato un ricorso al Tar sul Pgt. Invece sarebbe stato prova di maturità cercare soluzioni con coinvolgimento e responsabilità. Il Comune non lo ha fatto e ha costretto la comunità a cercare soluzioni proprie».
E ancora: «La chiesa di viale Europa ogni domenica accoglie persone del’Ucraina per pregare. Non mi sembra che la cosa abbia mai creato problemi di ordine pubblico».













