«L’ostensione delle reliquie di papa Giovanni Paolo II si ricollega idealmente alla sua salita al Sacro Monte, è un’altra emozionante visita alla nostra terra», afferma , che nel 1984 accolse Wojtyla al sommo della montagna, rappresentante del Governo italiano quale ministro della Protezione civile.
«Avevo già incontrato il Papa in Irpinia, quando con Pertini visitò le zone terremotate, un’immagine per me indimenticabile. Quando monsignor Macchi riuscì a coronare i suoi sforzi per la rinascita del Sacro Monte con la visita di Karol Wojtyla, , allora presidente del Consiglio, non venne e delegò me all’accoglienza, sapendo che sono nato a Santa Maria del Monte».
Zamberletti ricorda anche che ai tempi del suo ministero, la Protezione civile “prestava” al Vaticano un piccolo elicottero Agusta 109 per trasferire il Papa dalla sua residenza a quella di Castelgandolfo: «Lo chiamavamo familiarmente “il filiale elicottero” e ci scherzavamo su con il segretario di Wojtyla».
«Quando il pontefice arrivò al Mosè, disse: “Io sono nato su questo Sacro Monte, la gente che mi sta intorno è la mia gente, questa è la mia terra”, fu un momento di grande intensità e commozione. Poi lo accompagnammo al museo Baroffio e mi disse: “Lei è nato in un gran bel posto” e poi al piazzale degli autobus, dove salì sull’elicottero che l’avrebbe ricondotto a Roma. Era un uomo dalla personalità straordinaria, e di profonda umanità».
Il filosofo non incontrò il Papa al Sacro Monte, ma ebbe modo di pranzare e cenare con lui diverse volte in Vaticano, in occasione della pubblicazione di tutte le opere di Wojtyla, curate personalmente dallo studioso.
«Furono colazioni di lavoro, ma ricche di discussioni profonde e proficue. Mi concesse di pubblicare tutti i suoi scritti, e il suo segretario mi confessò che nei momenti liberi il pontefice si rilassava chiosando la Metafisica di Aristotele», ricorda Giovanni Reale.
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