«Tra due anni sarai premier». È una delle frasi che, secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, Valter Lavitola avrebbe scritto a Sigfrido Ranucci in una conversazione del 2024. Un messaggio che, inserito nel contesto dei numerosi contatti tra i due, assume un significato particolare: Lavitola non avrebbe visto nel conduttore di Report soltanto un giornalista, ma anche una possibile figura capace di trasformarsi in protagonista della politica nazionale.
Il progetto delineato nelle conversazioni sarebbe ambizioso. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, Lavitola considerava Ranucci un personaggio in grado di raccogliere consenso anche senza il sostegno di una struttura politica tradizionale. In una delle conversazioni avrebbe addirittura ipotizzato per lui percentuali elettorali molto elevate, arrivando a prospettare una candidatura alla guida del governo.
L’ipotesi, per quanto contenuta in messaggi privati e dunque da interpretare nel loro specifico contesto, rivela però il ruolo che Lavitola avrebbe immaginato per sé accanto al giornalista: quello di consigliere, stratega o uomo di raccordo nel caso di una futura esperienza politica.
Il progetto politico nelle chat
Le conversazioni finite agli atti dell’indagine mostrerebbero un rapporto frequente tra Ranucci e Lavitola. Il faccendiere, già condannato in passato per diversi reati, avrebbe insistito sull’idea che il giornalista potesse trasformare la notorietà conquistata attraverso il giornalismo d’inchiesta in consenso politico.
Lavitola avrebbe immaginato uno scenario nel quale Ranucci, anche lontano dalla Rai, avrebbe potuto acquisire ulteriore forza sul piano politico. Da qui le prospettive di una candidatura e il ruolo che lo stesso Lavitola avrebbe potuto ricoprire in una eventuale nuova avventura.
Il riferimento al possibile incarico di presidente del Consiglio appare quindi, secondo gli investigatori, all’interno di un quadro più ampio e non come una frase isolata. Le carte descrivono infatti una relazione caratterizzata da contatti frequenti e da una progressiva insistenza sul tema della politica.
La valutazione della giudice
È proprio su questo aspetto che si concentra la valutazione della giudice per le indagini preliminari. Nella ricostruzione riportata dal Corriere della Sera, la magistrata ritiene che Ranucci sarebbe stato destinatario di una serie di lusinghe e prospettive politiche avanzate da Lavitola.
Secondo la lettura contenuta nell’ordinanza, il rapporto tra i due sarebbe stato particolarmente stretto e, nel tempo, il giornalista avrebbe mostrato un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità rispetto alle prospettive prospettate dal suo interlocutore.
Un elemento che, naturalmente, non equivale a sostenere che Ranucci avesse effettivamente deciso di entrare in politica. La questione centrale, nelle carte dell’indagine, riguarda piuttosto la natura del rapporto tra i due e il peso che le proposte di Lavitola avrebbero avuto nei confronti del giornalista.
Dalla notorietà televisiva alla politica
Il ragionamento di Lavitola sembrava partire dalla popolarità raggiunta da Ranucci attraverso Report. Nelle chat, il giornalista viene descritto come una figura capace di raccogliere consenso direttamente, senza necessariamente passare attraverso un partito tradizionale.
È uno scenario che riflette una dinamica già emersa più volte nella politica italiana: la trasformazione della notorietà televisiva o mediatica in consenso elettorale. Nel caso specifico, però, il progetto assume un rilievo particolare perché emerge all’interno di un’inchiesta giudiziaria che riguarda proprio i rapporti tra Ranucci e Lavitola.
Il contesto dell’inchiesta
Le conversazioni sono state acquisite nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura di Roma e dai carabinieri del Nucleo investigativo. L’inchiesta riguarda anche l’attentato incendiario ai danni di Ranucci, per il quale Lavitola è stato arrestato e che gli investigatori ritengono collegato a una strategia volta ad accrescere la popolarità del giornalista.
Gli atti investigativi ricostruiscono così non soltanto i contatti tra i due, ma anche le ambizioni che Lavitola avrebbe coltivato attorno alla figura di Ranucci.
Resta comunque fondamentale distinguere le ipotesi investigative dalle responsabilità definitive: le valutazioni contenute negli atti giudiziari appartengono alla fase dell’indagine e dovranno essere sottoposte al successivo vaglio della giustizia.
La vicenda, intanto, apre un interrogativo politico e mediatico destinato a far discutere: quanto era concreto il progetto di trasformare la popolarità di Sigfrido Ranucci in una candidatura politica e quale ruolo avrebbe voluto ritagliarsi Lavitola in questa eventuale operazione?
Le chat oggi agli atti dell’inchiesta rappresentano uno degli elementi attraverso cui gli investigatori stanno cercando di ricostruire la natura e l’evoluzione del rapporto tra i due.












