Rapina con una siringa «Ho l’Aids, dammi tutto l’incasso»

Parrucchiera minacciata ieri in via Butti. Il balordo se ne è andato con un centinaio di euro. Poco dopo ha colpito a Luvinate. Preso in serata

Primo pomeriggio col brivido a Varese: alle 14.30 scatta la rapina. Ma il sospetto è stato fermato dai carabinieri della compagnia di Varese nella tarda serata di ieri. Il colpo è stato messo a segno a in via Butti, zona Ippodromo. Nel mirino dei malviventi è finito un negozio di parrucchiera. Il fermato è sospettato di aver rapinato anche un bar a Luvinate poco dopo. Per il momento si sa soltanto che si tratta di un giovane italiano.

Sarebbe lui il balordo, forse con l’aiuto di un complice, ad essere entrato nell’esercizio commerciale con il volto semi coperto. In mano aveva una siringa che ha utilizzato quale arma per minacciare la malcapitata titolare del negozio. Sembrerebbe che il malvivente abbia anche detto di essere sieropositivo; la siringa già da sola, in ogni caso, sarebbe bastata visto che può trasformarsi in un’arma decisamente pericolosa anche senza la minaccia di un possibile contagio.
Alla titolare dell’esercizio commerciale non è rimasto altro da fare che ubbidire alla richiesta del balordo e consegnare quanto aveva in cassa: il bottino, arraffato in fretta e furia dal rapinatore, si aggirerebbe intorno ai cento euro. Non appena il balordo si è dileguato, la donna ha dato l’allarme denunciando l’accaduto al 112.
Nessuno è rimasto fortunatamente ferito nell’incursione: l’esercente è uscita comprensibilmente spaventata ma illesa dall’accaduto. I carabinieri hanno immediatamente dato il via alle indagini. La vittima ha subito detto che il rapinatore era italiano: non aveva accenti particolari.
I militari hanno vagliato le immagini delle telecamere, anche private nella zona del colpo. L’uomo è fuggito su un’auto rossa, probabilmente guidata da un complice .
I carabinieri già sospettavano che i rapinatori entrati in azione a Varese fossero gli stessi che 30 minuti dopo hanno colpito anche a Luvinate ripulendo un bar nella zona di via Vittorio Veneto. In quel caso il rapinatore aveva un accento spagnolo e ha utilizzato un coltello per minacciare la cassiera presa di mira. Anche in quel caso il balordo era fuggito su un’auto rossa guidata da un complice, forse l’elemento di unione tra i due colpi.

I complici potrebbero dunque essersi alternati nelle incursioni per intorbidire le acque. Nessuna ipotesi è stata esclusa. Sembrerebbe che ad agire non siano stati criminali di spessore, ma piuttosto balordi, forse tossicodipendenti in cerca di denaro per acquistare droga in entrambi i casi.
Le indagini sono andate avanti a 360 gradi. I militari i militari hanno vagliato i filmati delle telecamere presenti nelle vicinanze dei luoghi dei due colpi. Ma non solo. Hanno analizzato anche le immagini registrate lungo i possibili percorsi di fuga che i balordi avrebbero imboccato. E alla fine, in una manciata di ore, hanno risolto il caso. Uno dei due rapinatori è stato fermato. Forse lo stesso uomo ha agito in entrambi i casi simulando poi un accento spagnolo, a Luvinate, per confondere gli inquirenti. Al momento è in caserma sottoposto a fermo. Gli inquirenti lo stanno ascoltando.