Sconti di confine Maroni sfida il Pd

Zona Economica Speciale, il governatore Roberto Maroni ci crede: «È il primo passo per trattenere i nostri soldi in Lombardia. Dal Pd un atto di masochismo, ora vadano a dire ai nostri imprenditori che si sono opposti ad una legge che li sgraverebbe di 800 milioni di tasse».

Il sì del Pirellone al primo atto per arrivare al sogno della “zona franca” nelle aree di confine già toccate dallo sconto benzina, che nei progetti della giunta regionale è «il primo passo per una Lombardia a statuto speciale», conforta il governatore lombardo.

Il voto contrario dei gruppi consiliari del Pd e del Patto Civico, per Maroni, «è ininfluente, perché la legge è stata approvata grazie ai voti della mia maggioranza, che ha le idee chiare nel sostenere le imprese e nel frenare la delocalizzazione verso la Svizzera» ma lo lascia alquanto sorpreso.

«Lo ritengo un atteggiamento incomprensibile, ma se ne renderanno conto gli imprenditori delle zone interessate» fa notare il governatore.

Infatti, quella varata dal Pirellone, «è una legge che porta vantaggi concreti per il nostro tessuto produttivo, come l’esenzione Ires per i primi otto periodi di imposta per le Pmi, l’esenzione Irap per i primi cinque anni, l’esenzione dalle imposte comunali, la riduzione dei contributi sui lavoratori dipendenti. Si stimano 800 milioni di euro di agevolazioni e riduzioni di tasse, sono tanti soldi. È un provvedimento che va nel senso di aumentare la percentuale di risorse che vengono mantenute in Regione Lombardia rispetto al passato». La direzione è raggiungere l’obiettivo del 75% che era stato proclamato in campagna elettorale.

Ora però c’è il passaggio parlamentare, la parte più delicata, anche perché è proprio il Pd a Roma a detenere la maggioranza: «Ma voglio vedere i parlamentari lombardi come voteranno – sostiene Maroni – io manderò a tutti loro il testo di questa proposta di legge, chiedendo un impegno forte per approvarla in parlamento tutti insieme. E sono convinto che molti la penseranno come noi. Quello del Pd lombardo è un atto di puro masochismo, perché mi chiedo come si faccia ad opporsi ad una proposta per tenere più soldi a favore delle nostre imprese, solo perché l’ho proposta io».

Del resto per Maroni non ci sono giustificazioni plausibili per il “no” delle opposizioni.

Nemmeno il fatto che l’operazione possa risultare troppo costosa per le casse dello Stato: «In Lombardia abbiamo otto miliardi e mezzo di risorse ferme, che i nostri Comuni non possono spendere – sottolinea il governatore – gli 800 milioni di copertura della Zes sono un decimo dei soldi che il patto di stupidità (è come Maroni ama definire il patto di stabilità, citando un’espressione dell’ex sindaco di Firenze Matteo Renzi, ndr) impedisce ai nostri Comuni di spendere».

«Ma non c’è un argomento-uno che deponga a favore della scelta delle opposizioni di opporsi a questo provvedimento, e lo dico con stupore. Il Pd si è confermato una volta di più il partito delle tasse». E tutte quelle analisi post-voto sul Pd che “bucava” al Nord nella “pancia” produttiva delle Pmi? «Era una finta – è impietoso Maroni – alla prova dei fatti, il Pd ha votato contro gli interessi delle nostre imprese. Ma questi sono affari loro, io esco soddisfatto dalla seduta del Consiglio regionale che ha dato il via libera alla proposta di legge sulla Zes. Sono per la concretezza, giudichino le imprese chi sta dalla loro parte. Anzi, farei un referendum virtuale per chiedere ai cittadini lombardi: siete d’accordo nel ridurre le tasse alle imprese delle zone di confine?».

Del resto, il progetto del governatore è più ambizioso: «La Zes è il primo passo. Si estenderà, fino a toccare tutta la Lombardia, che vogliamo diventi regione a statuto speciale».

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