«Se ti chiami Varese, sogni il massimo Per volare devi accettare di cadere»

Cita i Gemelli Diversi Gianmarco Pozzecco per spiegare la filosofia, lo spirito e il senso di questa nuova, grande avventura alla guida della sua Varese. «Perché, come dicono in una loro canzone (Icaro, ndr), per volare davvero bisogna anche essere disposti a correre il rischio di cadere e farsi male».

Varese non aveva bisogno di me per poter godere di grande credito e avere intorno tanta passione. L’affetto della gente ci sarà sempre, ma sì: il contributo che voglio portare io è proprio questo, l’entusiasmo.

È giusto essere realisti e non vendere illusioni, ma io sono convinto che sia nel Dna di una società gloriosa come la nostra il fatto di rivincere prima o poi uno scudetto. Quando accadrà non lo so, spero il prima possibile. Deve andare tutto meravigliosamente bene, com’è stato nell’anno della Stella.

La parola chiave è equilibrio: tolta Milano, e forse un paio di altre squadre, sono numerosi sulla carta i roster in grado di giocare una grande pallacanestro. Bisognerà vedere chi riuscirà davvero a farlo.

E la costruzione della tua squadra, dopo oltre una settimana intensa di allenamenti, come procede?

Confermo le sensazioni del primo giorno: sono molto contento, perché ho trovato effettivamente quello che mi aspettavo di trovare.

Grande professionalità e grande etica del lavoro da parte di tutti. Tutti i ragazzi, a cominciare dai più esperti, che in questo sono un esempio, hanno piena consapevolezza dei doveri di un buon atleta e quindi io posso fare pieno affidamento sul gruppo. Lo si capisce da tante piccole cose, che non partono da me, ma da loro stessi.

Per esempio Rautins, che appena arrivato ha voluto subito partecipare all’allenamento, malgrado fosse giustamente cotto. Il mio compito sarà quello di mettere i ragazzi nelle condizioni di poter fare il meglio e raccogliere quanto loro sapranno seminare, incanalando nella giusta direzione la loro energia positiva.

Mi comporto esattamente secondo quello che è il mio modo di essere: confidenziale con tutti quindi, perché mi piace dare fiducia a tutti coloro che mi circondano. Non posso prescindere dall’avere un buon feeling con tutti. Ma posso già dire che sono molto soddisfatto del valore delle persone che abbiamo scelto, ancora prima che degli atleti.

No. Succederà, com’è normale che sia, prima o poi. Ma non deve essere una consuetudine, non deve essere una routine. Perché se lo fosse, vorrebbe dire che qualcosa non sta andando per il verso giusto, che l’allenatore non si sta dimostrando in grado di farsi capire e di ottenere quello che vuole.

I miei giocatori li avevo studiati tutti quanti a lungo, con Cecco e Simone (Giofré, ndr), prima di incontrarli, per cui posso dire che è il mio staff ad avermi impressionato maggiormente. Di Ferraiuolo ho già detto: è una figura estremamente importante, che mi sarà di enorme aiuto. Ma poi sono clamorosamente stupito della passione per il proprio lavoro che ha il nostro preparazione atletico, Marco Armenise. E poi…

E poi Ducarello: lo conoscevo già, ma posso dire con certezza che è uno dei migliori tre vice in serie A. E ancora Matteo Jemoli, un ragazzo sempre sul pezzo, che ci mette una dedizione infinita, e Mauro Bianchi, il fisioterapista, figura chiave perché i giocatori passano con lui un tempo quasi superiore a quello che passeranno con me. Ho il migliore staff del campionato: purtroppo per loro, ci sono anch’io.

Soltanto una cosa: l’impegno. Faremo fatica, saremo stanchi, perché veniamo da un periodo di allenamenti duri. È assolutamente presto per vedere del basket spumeggiante. Voglio invece massima collaborazione e un clima di massima fiducia reciproca.

Non sarà come rientrare al PalaFantozzi, visto che giochiamo altrove, però sarà un’emozione clamorosa ritrovarli tutti, dal presidente Sindoni, a giocatori, fino al fisioterapista. Non vedo l’ora che arrivi quel momento.n

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