Sesso in cambio del permesso E la colf lo porta in tribunale

Sesso in cambio del permesso
E la colf lo porta in tribunale

Sesso in cambio del permesso di soggiorno: a processo il falso datore di lavoro. Ieri in aula la drammatica testimonianza della vittima: una giovane marocchina assunta come colf e badante da un connazionale.

Una farsa, in realtà, perché dopo alcuni mesi di lavoro, quando lei aveva chiesto di veder regolarizzare la sua posizione il connazionale, da buono e disponibile, si era trasformato in estorsore. «Mi ha chiesto dei soldi», ha raccontato ieri la vittima davanti ai magistrati. Per regolarizzare la posizione della colf straniera, infatti, il datore di lavoro deve presentarsi, con la documentazione in regola, all’agenzia del territorio.

L’uomo ha fissato un primo appuntamento chiedendo alla ragazza il pagamento di duemila e 500 euro in contanti per sistemarla. Lei non poteva pagare e l’uomo, in modo crudele, l’ha lasciata ad aspettare in via Frattini, davanti all’agenzia del territorio, a un passo dall’agognato permesso di soggiorno, senza presentarsi. Lei lo aveva ancora cercato: in fondo era stato lui a prometterle un lavoro a Varese, in regola con tutto, attraverso un suo giro di conoscenze.

La giovane gli aveva creduto e dal Piemonte si era spostata qui. Il datore di lavoro fittizio, però, non soltanto non si è lasciato impietosire ma ha alzato la posta in gioco: quattromila euro o lei sarebbe tornata in Marocco o sarebbe rimasta abbandonata a se stessa. Niente soldi, ovviamente, e di nuovo l’uomo non si è presentato all’agenzia. Forse una tecnica per raggiungere il suo obiettivo.

E infatti, alla donna disperata, mostrandosi dolce ha proposto un compromesso: sesso con lui oltre a mille e 400 euro in contanti. La donna a quel punto ha fatto una scelta precisa: basta ricatti, nessuna svendita del proprio corpo.

Offesa e spaventata ha denunciato il connazionale incriminato per tentata estorsione sessuale. E ha avuto ragione lei: chi chiedeva sesso in cambio di un permesso in regola ora siede al banco degli imputati.

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