– «Non volete il pagamento? L’alternativa è non fare più le infrastrutture o tenerle chiuse. Il pedaggio è il corrispettivo degli investimenti dei privati, è così che si pagano le opere pubbliche». , il Governatore della Regione Lombardia, non vede soluzioni alternative al pedaggio della Pedemontana. Stiamo parlando della tratta A che collega i due bracci dell’A8 che vanno a Varese e Como e della tangenziale che va da Gazzada a Lozza.
Ma apre uno spiraglio sulla riduzione dei costi: «Da qui a ottobre lavoreremo per capire come intervenire per tenere basse le tariffe. Anche se non possiamo fare più di tanto, perché la decisione sta al Cipe (comitato interministeriale per la programmazione economica, ndr)».
Per quanto riguarda le tariffe: ad oggi si parla di 70 centesimi prendendo la tangenziale da Varese e di 2,20 euro imboccando Pedemontana da Cassano Magnago. Il pagamento non avverrà con la tradizionale barriera, ma attraverso rilevatori come quelli che si usano per l’area C di Milano. Sostanzialmente: i clienti muniti di Telepass (modalità elettronica Free Flow) potranno pagare, altrimenti dovranno attivare la registrazione.
Il pagamento non è una novità: è già stato deciso già da tempo. Ma in molti speravano venisse revocato. Tanto che sul tema è intervenuta anche, deputata europea e coordinatrice provinciale di Forza Italia, che ha detto: «Non si capisce per quale ragione i varesini debbano pagare 0.70 centesimi per pochissimi chilometri di tangenziale. Si faccia ogni sforzo per evitarlo». Il sindaco di Varesene fa una questione di principio: «Il pedaggio della Pedemontana è una delle solite violenze che vengono commesse nei confronti del territorio del nord. Al Sud le autostrade non si pagano, mentre noi siamo costretti a farlo».
Maroni considera già un «mezzo miracolo» essere riusciti a mantenere la strada gratis fino al primo novembre, giorno in cui scatterà il pedaggio. «Doveva essere a pagamento già da gennaio scorso – dice Maroni – Siamo riusciti a sospenderlo per Expo facendo il modo che il Cipe modificasse il piano economico».
La preoccupazione dei sindaci è che, introdotto il pagamento, nessuno utilizzerà più le infrastrutture fino a che non saranno completate. Nello specifico: la tratta che attualmente arriva a Vedano deve essere finita per collegarsi alla rete autostradale del vicino Canton Ticino. Mentre il tratto che arriva a Lomazzo deve proseguire fino a Bergamo. «Sicuramente i cittadini utilizzeranno, invece che la Pedemontana, la Sp57 fino a Vedano. Ci sarà più traffico, ma almeno non avranno i costi – prevede , sindaco di Gazzada, comune capofila del collegio di vigilanza, che continua – Ho già detto che non è lecito che sia messo il pagamento sul tratto parziale di un’autostrada, in questo caso di una tangenziale. Sarebbe lecito se la tratta fosse completata fino a Cantello, quindi fino al confine con la Svizzera. Capisco che l’opera non è statale come quelle che fanno al centro sud. Lì lo Stato ci mette i soldi. Qui da noi c’è stato un project financing. Capisco che il privato abbia fatto il conto di ricavare i fondi dai pedaggi per completare la costruzione degli altri tratti: questo è sempre stato detto».
Ma tutto ha un limite: «Benché reputi il pedaggio corretto, ritengo debba essere messo solo sulle tratte completate. Altrimenti, non è questo il modo di agire su cittadini che già pagano per tutto quello che fanno. Soprattutto noi che paghiamo un euro e cinquanta di casello a Gallarate. Tutti questi caselli rischiano di diventare vessatori, c’è un’ingiustizia profonda».
Fino alla conclusione: «Capisco Maroni che ha fatto tanti sforzi per posticipare il più possibile il pagamento. È Pedemontana che decide. Detto questo, non ne faremo una battaglia. È prioritario chiedere di finire le opere, di fare in modo che ci siano i soldi per le compensazioni e al Governo di avere più attenzioni per i comuni del Nord».













