Una corsa contro il tempo per salvare la Quiete

L’incontro tra il sindaco Galimberti e i lavoratori ha avuto esito positivo. Ma il limite ultimo è il 9 gennaio

«Il tavolo tecnico su La Quiete si farà. Il sindaco di Varese Davide Galimberti ci ha dato la sua piena disponibilità. Adesso subito la convocazione: la nostra è una corsa contro il tempo per salvare la clinica». È Cinzia Bianchi, sindacalista Cgil a parlare di «incontro molto positivo», dopo il colloquio che il sindaco Galimberti ha avuto con i lavoratori.

Lavoratori che incassano un altro sì dopo quello offerto da Giorgio Zanzi all’istituzione di un tavolo sovraterritoriale che possa evitare lo sfratto esecutivo delle clinica che, ad oggi, per ordine del giudice fallimentare di Varese Miro Santangelo, dovrà essere lasciata vuota entro il 9 gennaio 2017. Lasciando senza lavoro i 63 dipendenti (con l’indotto la clinica dà lavoro a 200 persone) e Varese senza una sua storica eccellenza sanitaria. Al tavolo siederanno «il sindaco Galimberti, il curatore fallimentare Luisa Marzoli, l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, il direttore dell’Ats (Agenzia di tutela della salute) Insubria Paola Lattuada», oltre al sindacato.

«La convocazione dovrà avvenire in tempi brevissimi e di questo Galimberti è pienamente consapevole – spiega Bianchi – si parla dell’inizio di settimana prossima». L’obbiettivo? «Scongiurare l’esecuzione dello sfratto – spiega Bianchi – con una clinica vuota Ats andrebbe a sospendere le licenze sanitarie che ne legittimano l’attività e nessuno sarebbe disposto a spendere 7 milioni di euro per l’acquisto di una scatola vuota». Questo è il punto.

La Quiete ha un passato glorioso. È da sempre considerata un’eccellenza cittadina e i suoi standard qualitativi non si sono mai abbassati. Nemmeno dopo il 2009, l’anno dell’inizio del travaglio. La clinica fu coinvolta nel maxi fallimento Ansafin (gruppo Polita) oggi sfociato in un procedimento penale in corso. In sede d’asta giudiziaria subentrò il gruppo Sant’Alessandro (Frosinone) che dopo aver versato quasi un milione di euro non ha pagato l’affitto al fallimento divenendo così moroso e costringendo il tribunale allo sfratto. A luglio i dipendenti non venivano pagati da quattro mesi.

«Ad oggi – spiega Bianchi – sono state pagate due mensilità arretrate e la tredicesima. Mancano gli stipendi di ottobre e novembre che Alessandro Casinelli dovrà versare come da accordi entro lunedì». Casinelli è un imprenditore fuoriuscito dal gruppo Sant’Alessandro che aveva mostrato un interesse lo scorso luglio per la clinica (suoi sono i due rami d’azienda attivi) presentando un piano industriale a sindaco e prefetto e impegnandosi a versare gli arretrati ai lavoratori ma anche parte dell’affitto dovuto al fallimento.

La corsa contro il tempo è tra l’altro giustificata anche da una speranza. Un interessamento da parte di una cooperativa romana, precisamente cooperativa Osa (Operatori sanitari associati) con sede legale a Roma e varie sedi territoriali sparse in mezza Italia, tra cui una delle principali a Frosinone.

I lavoratori ci credono ancora: «non è finita sino a quando non è finita», spiegano e i varesini sono con loro. La clinica è in piena attività: ci sono i pazienti, continuano le prenotazioni per esami e terapie e la fiducia della città è saldamente riposta nell’attività della struttura. Intanto la prossima asta è stata fissata al 30 marzo 2017: si spera che all’asta ci vada una clinica in piena attività.