Redditi ai livelli di trent’anni fa, si stava meglio quando si stava peggio? «Allora c’era più stabilità, ma oggi manca soprattutto la fiducia».
Il raffronto, a tratti impietoso, tra l’economia varesina di oggi e quella del 1984, dopo che Confcommercio ha certificato che i redditi medi sono tornati ai livelli di trent’anni fa, induce un veterano dell’imprenditoria varesina come Antonio Bulgheroni, patron di Lindt, a rilanciare la richiesta di «provvedimenti forti per smuovere la situazione», sull’onda di quanto la scorsa settimana avevano fatto suoi illustri colleghi della provincia di Varese, come Gianluigi Cimmino (Yamamay), Giacomo Valentini (Orobianco) e Riccardo Comerio (vicepresidente di Federmacchine).
In trent’anni il mondo è cambiato anche a Varese, su vari fronti: dai posti letto negli ospedali, che erano il doppio di quelli di oggi (seimila contro circa tremila), agli addetti della pubblica amministrazione (42mila contro gli attuali 34mila, anche se nel frattempo si sono moltiplicate le società partecipate).
Avevamo delle banche con sede sul nostro territorio e un ministro di Varese, quando la Lega era ancora ignota ai più.
«È curioso farsi la domanda se stavamo meglio trent’anni fa – ammette Bulgheroni, che è al vertice di Lindt dal 1978 e che ha vissuto in prima linea tutto questo trentennio – non mi spaventano i confronti, ma ricordo ad esempio che la crisi che seguì quegli anni, quella del ’92-’93, fu ancora più sentita rispetto a quella che stiamo vivendo oggi». Il vero spartiacque per l’economia varesina è stato quello di inizio anni ’90, uno tsunami che travolse il manifatturiero storico ridisegnando il tessuto economico del nostro territorio.
«Non so dire se si sta peggio oggi, quel che è certo è che quella attuale è una crisi che ha un’origine emotiva non indifferente – ragiona l’imprenditore varesino, già presidente dell’Unione degli Industriali – capisco chi perde il lavoro e perde fiducia e speranze, ed è più coinvolto dalle conseguenze di questa crisi, ma la vera differenza la fa la mancanza di fiducia, che mi sembra molto più significativa oggi. Ecco, mi piacerebbe che dal nostro Paese e dall’Europa giungessero segnali che possano convincerci ad avere fiducia».
Anche perché secondo Bulgheroni, «i segnali ci sono, ma sono molto flebili», mentre per contro c’è il rischio di un avvitamento continuo, «se non si individua il giusto approccio, in modo rapido ed efficace» per fronteggiare la crisi.
La necessità più impellente oggi è quella di «trovare il modo per invertire questo trend negativo – aggiunge Bulgheroni – avremmo bisogno di veder tornare a crescere il Pil e che torni a far venire voglia di investire e di intraprendere».
Così, in linea con gli appelli della scorsa settimana, lanciati al governo e al premier Matteo Renzi dagli altri imprenditori varesini, anche per il patron della Lindt servirebbero quelle «misure choc» che finora non si sono ancora viste: «Abbiamo bisogno di provvedimenti forti per smuovere la situazione economica attuale. Io faccio l’imprenditore, è un mio dovere avere fiducia e non far venir meno la mia vocazione ad investire e a guardare avanti, ma mi rendo conto che oggi la remunerazione degli sforzi che si compiono è molto più bassa rispetto a quanto potremmo aspettarci. Bisogna continuare ad investire, ma non deve essere solo un fatto di buona volontà, servono segnali positivi per far sì che sia conveniente farlo, da imprenditori».
E, tornando con lo sguardo a trent’anni fa, rimane proprio questa scarsa fiducia il fattore che fa la differenza, secondo Antonio Bulgheroni: «Da allora ad oggi una cosa che ha cambiato il mondo è la velocità delle comunicazioni. Non mi invento nulla se dico che nel mondo di oggi ci sono molti più fattori che influenzano l’andamento dell’economia in modo più rapido. Trent’anni fa c’era più stabilità, oggi basta poco per stravolgere la situazione. Fermi restando i fondamentali, uno dei fattori che influenzano di più l’economia è proprio la fiducia».
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