– E in questo anno la provincia di Varese ne ha perse ben 27: le stalle sono passate da 1.085 del 2013 a 1.058 di questo anno.
Una perdita che ha riguardato tutto il territorio lombardo dove si munge il 40 per cento di tutto il latte italiano e dove si alleva la metà di tutti i suini a livello nazionale: le stalle di bovini e suini sono passate – secondo gli ultimi dati dell’Anagrafe zootecnica analizzati da Coldiretti – da 24.422 a 24.262, dunque con un calo medio di 13 al mese.
Il comparto della zootecnia è molto complesso, spiega Fiori «l’investimento iniziale è molto elevato, servono macchinari, tecnologia, e quindi è difficile che, a fronte di una stalla che chiude, ne venga aperta un’altra, specie in questi periodi». Il colpo mortale alle aziende zootecniche arriva anche dal prezzo del latte «che continua a scendere, mentre i costi di produzione e le tasse continuano invece ad aumentare, rendendo insostenibile la produzione» spiega Fiori.
Un altro problema è quello relativo allo smaltimento dei nitrati, presenti nei liquami degli animali allevati: ma qui è in arrivo un “piano salva stalle”.
Contenuto in un documento che prevede che nelle prime settimane del nuovo anno che il Governo emetta un decreto per la ridefinizione delle zone vulnerabili, dopo il quale le Regioni avranno 30 giorni per disegnare la nuova mappa di gestione degli effluenti da allevamento: «Si tratta di un passo importante per la salvezza di un settore fondamentale per l’economia lombarda e per lo stesso territorio prealpino, dove la zootecnia è un elemento strategico per l’economia agricola e non solo» spiegano Fernando Fiori e Francesco Renzoni, presidente e direttore di Coldiretti Varese.
«In un anno, 27 stalle sono scomparse nell’area prealpina e nell’intera Lombardia, nello stesso periodo, ben 160 imprese zootecniche hanno chiuso: dobbiamo quindi evitare che centinaia di aziende in tutto il nord Italia vedano messo a rischio il loro futuro, con contraccolpi drammatici sia sui livelli occupazionali che sulla produzione agricola».
E, aggiunge Ettore Prandini presidente della Coldiretti regionale, la mancata revisione delle zone vulnerabili sarebbe un colpo mortale «anche perché gli ultimi studi dimostrano che l’agricoltura ha un impatto di appena il 10 per cento sulle falde, tutto il resto deriva da scarichi industriali e residenziali. La verità è che l’espansione edilizia degli ultimi anni ha non solo consumato suolo, ma anche stravolto gli equilibri ambientali dei nostri territori. E adesso una mappa vecchia di 20 anni rischia di danneggiare la nostra economia mettendo in ginocchio la zootecnia senza per questo risolvere il problema».
E la perdita di imprese zootecniche, commenta Pasquale Gervasini, presidente della Confagricoltura varesina, «è un grave danno: quello della mungitura del latte è un uno dei mestieri più antichi del mondo e così si viene a perdere tutta una cultura e un mestiere preziosissimo».
Ma è anche vero, ribadisce Gervasini «che quello del latte è da molto tempo uno dei comparti più in difficoltà, proprio per un discorso di economia alimentare: nessuna azienda può avere futuro dove i costi di produzione sono superiori ai ricavi».
E oggi il prezzo del latte alla stalla, dopo tante battaglie, aspetta ancora di essere definito: ma la previsione è che venga fissato, ancora una volta, più basso del precedente.













