«Varese, idee e più coraggio per uscire dalla crisi»

«Varese, idee e più coraggio per uscire dalla crisi»

VARESE «Ci vogliono idee e più coraggio, da parte di tutti». Questo il messaggio che esce dall’incontro di ieri sera all’ex cinema Rivoli dove Banca popolare di Bergamo ha presentato a una platea di imprenditori, attori economici e rappresentanti degli enti locali, il quindicesimo Rapporto sull’economia globale e l’Italia curato dal Centro Studi Einaudi. «Per quantificare l’atteggiamento di un paese in campo economico possiamo prendere il valore complessivo di tutte le obbligazioni, investimento scelto da chi ha paura, e rapportarlo alla somma delle azioni quotate in Borsa che sono invece il segno di un approccio coraggioso – ha spiegato Giorgio Arfaras, curatore del rapporto che si intitola proprio «La ripresa, il coraggio e la paura» – Sino a quattro anni fa in Italia il valore delle obbligazioni e delle quello delle azioni erano equivalenti, poi, con la crisi, la paura ha preso il sopravvento, tanto che oggi il valore quotato in Borsa rappresenta solo il 40% delle obbligazioni in circolazione».Secondo questi parametri anche gli Stati Uniti «paese peperino per eccellenza abituato a crescere a bolle – ha aggiunto l’economista – ha subito un duro colpo. Se nel 2007 la borsa statunitense valeva sette volte il totale delle obbligazioni, oggi il rapporto si è ridimensionato sulla proporzione di uno a due». Per Arfaras la storia economica degli anni ’90 può essere paragonata all’atteggiamento ottimista e spensierato di Rossella O’Hara del film Via col vento: «Si tendeva a non guardare, o meglio a non vedere le criticità che poi sono progressivamente emerse dalla metà degli anni duemila – ha detto – fino ad esplodere prima con la bolla dei mutui subrime e poi con la crisi economica globale». Una crisi che nel rapporto viene descritta minuziosamente con dati globali e nazionali prima di puntare sull’unica soluzione che sembra possibile: mostrare più

coraggio e cioè assumersi dei rischi.«Sono convinto che da questa crisi abbiamo imperato tutti molte cose, a cominciare dall’importanza di stringere rapporti di collaborazione con i diversi attori economici del territorio, e quindi banche e imprenditori ma anche famiglie ed enti locali, per agire nella stessa direzione», ha detto il vicedirettore generale di Banca popolare di Bergamo, Riccardo Tramezzani, salutando per questo con particolare piacere la presenza in sala del presidente della provincia Dario Galli. «La crisi certo ha provocato un comprensibile raffreddamento dal punto di vista bancario – ha aggiunto – ma per superare gli ostacoli abbiamo scelto di ascoltare il territorio, gli imprenditori e le famiglie, tanto che negli ultimi due anni la Banca popolare di Bergamo ha aumentato la sua presenza sul territorio, i contatti, gli impieghi, e le quote raccolte». Un rapporto speciale riconosciuto anche dal presidente Galli che nel suo intervento ha ricordato il ruolo sempre ricoperto dall’allora Credito varesino, oggi confluito nella Banca popolare di Bergamo: «Varese è una realtà dinamica che oggi, nonostante tutto, conta 70 mila partite Iva su 870 mila abitanti abituati a risparmiare e a restituire i prestiti con gli interessi – ha detto – per questo siamo terreno appetibile per le banche, ma  abbiamo bisogno di una banca tradizionale che reinvesta sul territorio, in idee e iniziative produttive concrete, i soldi che raccoglie qui. Una banca che conosca gli imprenditori e le loro imprese e che abbia il coraggio di assumersi parte del rischio assieme a loro». Un discorso il suo apprezzato dalla platea e anche dal presidente di Univa Michele Graglia che si è concentrato sui timidi segnali di ripresa: «Noi oggi cresciamo poco, attorno al 1%, ma è un problema che ci portiamo dietro da 15 anni – ha detto – servono innanzitutto nuove idee imprenditoriali».Lidia Romeo

m.lualdi

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