Varese, più lavoro per i giovani Ma posti soltanto precari

VARESE  Il dato che emerge dalla lettura del Bollettino Excelsior prodotto, per la prima volta in versione trimestrale, da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e pubblicato su OsserVa, il portale statistico della Camera di Commercio (www.osserva-varese.it).

Il legame tra andamento dell’economia, sul cui futuro pesano le incertezze sui debiti sovrani di alcune nazioni europee ma anche degli Stati Uniti, e mercato del lavoro appare in questo momento fortemente condizionante: se alcuni indici fanno pensare che anche a Varese il livello occupazionale più basso toccato a partire dalla crisi sia sul punto di essere superato, l’impressione però è che i segnali di rallentamento macroeconomico possano frenare l’eventuale ripresa. Così, la previsione di un aumento delle assunzioni giovanili, peraltro collegato a forme contrattuali per lo più di tipo flessibile, esprime il tentativo del sistema economico varesino di rialzare la testa. Attenzione però a un facile ottimismo. Resta infatti la preoccupazione per il futuro lavorativo delle nuove generazioni: a fronte del 7.1% del periodo pre-crisi, il tasso di disoccupazione delle persone fino ai 25 anni nella nostra provincia è salito al 20,7%.

Quanto all’analisi congiunturale, espressa sulla base delle interviste effettuate a un campione di imprese industriali e artigianali, nella classifica regionale sulla produttività nel periodo aprile-giugno ’11 Varese si colloca in una zona intermedia: la già segnalata crescita del 5,5% è infatti superiore alla media lombarda del 4,9%.

I settori trainanti restano la Meccanica (+12,4%), la Chimica (+4,3%) e, sorpresa di questo trimestre, la ripresa dell’Abbigliamento (+13,9%). Arranca di nuovo invece il comparto dell’Artigianato, la cui ripresa registrata nei periodi precedenti (+4,9% a fine 2010) si è ormai arrestata (+0,17% nel secondo trimestre di quest’anno). Le difficoltà produttive della piccola impresa si sono già riflesse sul piano occupazionale: nel periodo gennaio-maggio 2011 sono stati 2.292 i lavoratori finiti in mobilità, ovvero espulsi dal mercato. Di questi, il 55% era occupato nelle imprese con meno di 15 dipendenti.

Le aspettative degli imprenditori per i prossimi mesi sono così improntate alla prudenza: solo il 18,3% di quelli intervistati si aspetta un aumento produttivo nell’immediato futuro mentre il 26,9% s’attende una diminuzione.

e.marletta

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