Varese, sabato a casa gli studenti dicono «no»

Varese, sabato a casa 
gli   studenti dicono «no»

«La possibilità di attivare una settimana corta all’interno degli istituti superiori va studiata e pensata nel dettaglio». Queste le parole del rappresentante d’istituto del liceo classico Cairoli, .

Dopo i presidi (contrari) anche i ragazzi commentano la sollecitazione da parte dell’Ufficio scolastico regionale di concentrare le ore settimanali di lezione su cinque giorni negli istituti superiori a partire dal prossimo anno scolastico. Un’iniziativa già accolta dagli istituti superiori milanesi e che fa discutere anche a Varese.

«Di fronte a questa proposta ci sono dei pro e dei contro – continua De Leo – Da un lato, noi studenti avremmo un giorno in più di riposo da dedicare totalmente allo studio, dall’altro diventa necessario ripensare all’offerta formativa, alla distribuzione dei compiti a casa e dei compiti in classe in settimana, così come agli spazi a disposizione».

Il rappresentate del Cairoli ritiene impensabile poter svolgere una versione come, compito in classe, alle 14 del pomeriggio, ma anche riuscire a studiare con concentrazione una volta arrivati a casa dopo sette ore di lezione».

«Il rischio è quello di trovarsi poi sommersi di compiti da svolgere e argomenti da studiare nel week end. Il nostro è un indirizzo che richiede molto studio domestico, mi sembra poco fattibile una soluzione di questo tipo».

Inoltre, come organizzarsi con la pausa pranzo? «Al Cairoli non abbiamo nemmeno un aula magna che potrebbe essere attrezzata con tavoli e forni a micro onde dove potersi scaldare il pranzo portato da casa. Non tutti possono permettersi il costo di mangiare fuori tutti i giorni».

La pensa allo stesso modo il collega del liceo scientifico Ferraris, . «Se si vuole studiare con coscienza non è possibile pensare di concentrare gran parte dello studio il sabato e la domenica, dopo aver svolto per tre o quattro giorni alla settimana sei o sette ore di lezione – commenta – Anche noi studenti abbiamo bisogno di staccare la spina, nonostante spesso qualche ora della domenica sia comunque dedicata allo studio».

La settimana corta viene bocciata anche dai geometri del Daverio. «Abbiamo già diversi giorni da sei ore – precisa il rappresentante d’istituto, – diventa difficile già così mantenere la concentrazione. Non mi sembra la soluzione più giusta, credo si possano trovare altre iniziative per ottenere un risparmio energetico».

Quello che fa tirare il freno a mano anche agli studenti, consapevoli che il prezzo da pagare per rimanere a casa da scuola il sabato sarebbe alto, è l’aspetto organizzativo.

«Intanto, se si decide per intraprendere questa strada, bisogna pensare all’aggiunta di un secondo intervallo – aggiunge il rappresentante d’istituto dell’Isis Newton, – non si può tirare sino alle 15 con una sola pausa. Poi, molti miei compagni arrivano da fuori città: per loro il viaggio d’andata e di ritorno è sempre un’odissea e significherebbe arrivare tutti i giorni a casa alle 16. Inoltre, non credo che ci sarebbero abbastanza aule a laboratori per tutti: al momento, tutte le lezioni sono studiate per incastrare le aule disponibili con l’orario di ogni singola classe».

Da non sottovalutare, secondo Ayman, anche le esigenze dei genitori. «Soprattutto i genitori degli studenti più giovani, nei primi due anni, hanno spesso la necessita di confrontarsi con insegnanti e istituto. Quasi tutti vengono al sabato perché non possono permettersi di prendere permessi dal lavoro». 

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