Varese, sindacati contro BTicino: “No alla censura su Facebook”

Varese, sindacati contro BTicino: “No alla censura su Facebook”

VARESE (a.mor) I sindacati non sono d’accordo con la BTicino che sta preparando una «Carta sull’uso individuale dei social media» per disciplinare l’utilizzo di Internet al di fuori dell’orario di lavoro. Nel documento, che è ancora in fase di stesura, ci sono alcuni consigli per i dipendenti che intendono fare del proprio posto

di lavoro oggetto di conversazione. Si tratta, in gran parte, di regole di buon senso. Come «essere onesti circa la propria identità e parlare a titolo personale e non per il gruppo», «essere consapevoli che ciò che viene pubblicato è permanente e che i social media offrono poca sicurezza», «agire con rispetto», etc.

Ma i sindacati non ci stanno. «Innanzitutto questa carta ci ha colto di sorpresa – afferma Stefania Filetti di Fiom Cgil – Il decalogo per l’utilizzo del web ci è stato presentato nel corso di un incontro sul rinnovo del contratto. Quindi non eravamo per nulla preparati alla cosa, tanto più considerando che non ci sono esempi simili sul territorio. Chi di noi era presente all’incontro ha voluto precisare che i regolamenti sul comportamento sono già materia del contratto nazionale. In Italia, poi, esistono leggi penali che vanno a regolare le situazioni in cui un lavoratore denigra una società. Dato che già esistono leggi specifiche, non ha nessun senso creare documenti di questo tipo. Quando un lavoratore esce dall’ufficio è libero di dedicare il suo tempo a navigare sul web, senza nessuna regola extra a quella del buon senso». La materia, comunque, appare molto delicata. Parlare con i propri amici di Facebook della propria azienda significa parlarne in pubblico? Divulgazioni di informazioni riservate o scambio di opinioni? «Il buon senso dice che quando mi iscrivo a un blog non posso scrivere “pesti e corna”, né di un vicino di casa né dell’azienda per cui lavoro. Altra cosa sono le opinioni, ci si dichiara, si aprono le virgolette, poi si può dire cosa si pensa. A mio parere l’azienda sta lanciando un monito. Sta dicendo: “attenzione non dovete parlare male di noi al di fuori dell’orario di lavoro”. Ma il buon senso ci dice che è giusto esprimersi prendendosene la responsabilità, abbiamo dunque criticato il tentativo dell’azienda di andare oltre le elementari regole di comportamento».

«Io penso che tale carta è una limitazione della libertà delle persone, perché un dipendente è grande abbastanza per ragionare e fare i suoi conti – continua Sergio Moia, segretario di Cisl – Il sindacato può contestare i punti che non condivide, ma di norma un regolamento interno non è oggetto di contrattazione, anche se può tener conto di eventuali osservazioni dei sindacati».

e.marletta

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