VARESE Non si faranno “ammazzare” facilmente. E hanno stretto un patto, una “santa alleanza” di reciproca difesa. «Se toccano uno di noi – dice un sindaco maroniano – tutti noi altri siamo pronti a restituire la tessera».
La base maroniana, da giorni “sotto assedio” e minacciata dalla black list, si prepara al contrattacco. E, a sua volta, vara una propria black list di cerchiomagisti.
Una risposta ironica, ma non troppo, all’elenco degli epurandi di cui si parla in questi giorni e che i maroniani hanno denunciato. Spiegando anche il perché della necessità di parlare con i giornali e tenere alta la tensione. «Loro (il cerchio magico, ndr) aspettano solo che i riflettori si spengano – spiega un ex dirigente provinciale – Che nessuno parli più pubblicamente del congresso. Vogliono la “normalizzazione”. Dopodiché, uno a uno inizieranno a tagliare le teste. Magari cominceranno con dieci espulsioni. E poi staranno a guardare. Se gli altri non si piegheranno, andranno avanti».
Nella “contro black list” troviamo ovviamente i militanti più vicini al capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, soprattutto delegati della roccaforte dell’ex presidente della Provincia di Varese, Busto Arsizio. E i tre dirigenti provinciali eletti in quota Canton, ovvero Roberto Borgo, Marco Colombo e Paola Reguzzoni. Oltre allo stesso segretario e al consigliere regionale Giangiacomo Longoni.
Un atto di ribellione, quello che sta nascendo nella base di Varese, che nel Carroccio non si era mai visto. È il caso di dirlo: la Lega è nata a Varese e forse è destinata a morire (o a rinascere) a Varese.
La base è pronta a combattere. Nella giornata di venerdì, dopo la pubblicazione della lettera aperta che il sindaco Attilio Fontana ha scritto al neosegretario Maurilio Canton, prendendo le difese anche degli altri amministratori, il primo cittadino ha ottenuto molti messaggi di solidarietà tra i militanti.
E c’è chi ha anche chiesto come mai il suo nome non apparisse nella lista del cerchio magico, dal momento che si sente un oppositore di questa corrente che sta «cambiando la Lega».
In tutto questo, il punto di riferimento della base in rivolta, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, potrebbe uscire dalla posizione di non belligeranza nella quale è entrato dopo il congresso di Brescia e prima di quello di Varese.
Come riportano agenzie di stampa, il ministro, in una recente cena con i suoi deputati, avrebbe detto loro di non preoccuparsi poiché non intende abbandonare la Lega al suo destino. «Tranquilli, non mollo» sono le parole che i suoi hanno riportato.
E gli stessi che hanno incontrato il ministro, avvertono: «Se provano a espellere i nostri nascerà un’altra Lega. E saremo tantissimi». Maroni però, dicono, sarebbe incerto su come muoversi. A parte il caso Varese, nel resto della Lombardia i congressi hanno dato esito favorevole a lui.
E la provincia culla del partito non è comunque egemonizzata dai cerchiomagisti. Se il segretario è loro, sei esponenti del direttivo su nove sono maroniani. E i delegati che saranno eletti per votare al congresso nazionale, verranno nominati proprio dagli attuali delegati del congresso provinciale. Quindi, due terzi a favore di Maroni.
Ma se il cerchio magico marcia deciso verso l’obiettivo, al momento i maroniani non appaiono ancora un esercito con una strategia ben definita. E oltre ai numeri, conta avere le idee chiare.
s.bartolini
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