Allo stadio riesco ad essere felice
Papà Gibe

Allo stadio riesco ad essere felice

L’editoriale di Massimiliano Gibellini, papà della giovane Erika

Oggi sono stato al cimitero a trovare la mia Erika: è una cosa che faccio tutti i giorni più volte al giorno, è l’unico modo che ho per starle vicino. Passano i giorni ma non passa la rabbia che ho dentro, perché non si può accettare che una ragazza se ne vada a sedici anni senza aver vissuto la sua gioventù. Non si può accettare che una figlia se ne parta così. E magari a qualcuno potrà sembrare banale o forzato, ma se in questo periodo riesco a sorridere è tutto merito del Varese e della sua gente: io sono innamorato di questa società. Innamorato è la parola giusta.
Perché ogni volta che arrivo allo stadio e vedo da lontano Enzo Rosa che mi sorride, non posso fare altro che sorridere anch’io. Perché quando ovunque ti volti trovi persone positive e disponibili, da Galparoli a Ciavarrella, non posso fare altro che sentirmi come in una famiglia. Perché noi steward siamo pochi ma unitissimi, amici, quasi fratelli. Perché è tornata l’atmosfera che ci aveva fatto innamorare del Varese e che si era persa: anche l’anno scorso si sorrideva ma quelli erano sorrisi falsi, questi sono sinceri.
E allora, grazie. Grazie al Vise che mi ha convinto a venire allo stadio anche se non volevo perché avevo troppi pensieri, grazie a Piddu e sua moglie Eleonora ma anche a tutti i ragazzi della curva. Che saranno anche brutti e cattivi ma hanno dentro un cuore grande come tutto lo stadio. Grazie ad Antonella Fidanza per la sua enorme disponibilità. Grazie a voi della Provincia, per quelle parole e quella pagina che hanno mostrato la mia bambina.
Quando sono allo stadio sono felice. E riesco a sorridere, anche quando penso alla mia Erika che non c’è più.

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