L’operaio che narra la prof Storie di una Varese speciale

Ci sono vite che possono essere narrate solo grazie alla poesia. E la vita di Gisa Legatti, insegnante e attivista varesina, da sempre attenta al mondo dei migranti, ha trovato il suo narratore nell’operaio poeta Sandro Sardella. Autore principale (ma con il contributo di altri tre artisti) del “Discanto di Gisa”, l’opera poetica che parla della vita e dell’impegno di Gisa, giunta al traguardo

degli 80 anni, ma con ancora tanta forza per cambiare questo mondo. O almeno provarci, perché l’importante è non mollare e lottare per quello in cui si crede. Questo l’insegnamento che traspare da tutta la sua persona, protagonista della vita di molti, con il suo insegnamento, l’attenzione per disagiati e migranti, sempre pronta a dare sostegno e soprattutto a non far mancare la necessaria umanità.

E non ha mai cercato i riflettori per sé, tanto da essere ovviamente felice, ma anche imbarazzata per il tributo che le è stato donato con questo libro. Un regalo che comunque si merita.

Donna che ha sempre rappresentato una sfida per Varese. Persino nel luogo dove abitava, ovvero corso Matteotti, rappresentazione archetipica del ventre molle di Varese, della mentalità borghese, dell’immobilismo culturale.

La critica alla mentalità varesina è ben riportata nel Discanto di Sardella: «Una primula rossa/scombicchera/uno sgomitare grigioverde/Tu disturbi/varesini benpensanti/nel mezzo dei loro sogni/sprofondati/strafogati/nel numerare/in del “fa danèe”».

Il libro è poi costituito anche dai contributi del grande poeta americano Jack Hirschman, che dedica a Gisa un Haikrostik, ovvero un componimento di sua creazione nato dall’incrocio tra un haiku e un acrostico, tradotto in italiano dal curatore del libro, Ombretta Diaferia, che è anche, insieme ad Alessandro Gianni, editore con la casa editrice abrigliasciolta. C’è poi il tributo iniziale di Ferruccio Brugnaro e la parte realizzata dal pittore Alberto Casiraghy .

E lo stesso Sardella è innovativo, proponendo per la seconda volta, sempre nella collana Blocconote di abrigliasciolta, la forma del discanto, nata dall’esperienza al Festival Internazionale di Poesia di San Francisco, al quale ha partecipato come ospite l’anno scorso. «Dopo il Discanto in San Francisco, è nata la vena di questa poesia un po’ ritmata, che incrocia frammenti apparentemente scombinati, che alla fine si intrecciano. Da luglio dell’anno scorso ho scritto una decina di discanti» spiega il poeta. Che, nonostante la fama già raggiunta, continua a sperimentare e portare la sua poesia a livelli di grande raffinatezza. E che ci donerà altre sorprese.

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