Malato di Aids contagia la moglie Ma fa finta di non sapere nulla

Malato di Aids contagia la moglie: rinviato a giudizio per lesioni gravissime. Il Gup di Varese Stefano Sala si è pronunciato nel pomeriggio di ieri accogliendo la tesi dell’accusa: quell’uomo sapeva perfettamente di essere ammalato ancor prima di incontrare quella che sarebbe diventata sua moglie.

Nonostante questo non soltanto non le ha mai detto nulla, ma come nulla fosse ha avuto con lei rapporti sessuali non protetti pur essendo al corrente dell’elevato rischio di condannarla alla sieropositività.

Non solo: quando la donna ha scoperto di essere a sua volta malata ha finto stupore e nemmeno in quel frangente ha confessato di essere al corrente di tutto. Lui è un muratore di Varese di 42 anni con parecchi precedenti alle spalle.

Lei è una marocchina di 38 anni da tempo residente a Varese e con regolare permesso di soggiorno. La coppia si incontra nel 2006: i due si frequentano, si innamorano e decidono di sposarsi.

Lei è una donna molto tradizionalista: non soltanto chiede attraverso il consolato marocchino in Italia benedizione di questa unione alle autorità religiose del Paese d’origine (la coppia si reca addirittura in Marocco per ricevere questo benedicente augurio), ma all’altare arriva illibata.

Nel 2007 la donna inizia a sentirsi male: ha febbre, spossatezza, è vittima di un’infezione che non trova spiegazione. All’inizio si ipotizza una mononucleosi: ma le condizioni fisiche della donna peggiorano. Gli esami ospedalieri si fanno più approfonditi e il verdetto è impietoso: sieropositiva.

La sposa parla con il marito che finge totale stupore, anzi a sua volta si sottopone ad esame dei quali già conosce l’esito. Nel frattempo l’uomo pare essersi stancato della consorte: la insulta, la tradisce, la picchia.

Arrivano le prime denunce per maltrattamento: lui addirittura la picchia in testa con una scarpa da donna munita di tacco appuntito.

Nel 2001 lei è stanca di subire e decide di separarsi: è riordinando i documenti in casa trova un referto medico del marito datato 14 ottobre 2005 nel quale si certifica la sieropositività dell’uomo. Lei va in pezzi e poi denuncia tutto. Ieri, assistita dall’avvocato , ha ottenuto la prima vittoria: l’ex andrà a giudizio in dibattimento il 4 febbraio prossimo.

L’accusa, sostenuta dal pubblico ministero , sosterrà davanti al collegio che l’imputato ha arrecato alla consorte lesioni permanenti (l’aids è tutt’oggi malattia incurabile) volontariamente.

Non solo tacendo per anni l’ha anche privata di ottenere cure tempestive. L’imputato, assistito da (d’ufficio), non si è mai presentato in aula, non ha mai chiesto riti alternativi, e pare si stia comportando con un processo che potrebbe costargli anni di carcere così come ha fatto con la sua malattia: fingere che non stia accadendo nulla.

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google