«Nella disperazione pensi sia una soluzione. E invece è un abbraccio con la morte». Parla una delle vittime d’usura che ha trovato il coraggio di denunciare, 55 anni, originario di Saronno oggi residente a Limido Comasco, a processo davanti ai giudici del tribunale di Como per usura, estorsione e minaccia ai danni di due artigiani varesini.
Si tratta di giovani padri di famiglia, uno idraulico e l’altro elettricista, che in un momento di difficoltà hanno chiesto aiuto a quello che credevano essere un salvagente.
«Le difficoltà sono arrivate in un attimo – racconta la vittima – Due lavori, importanti per me, i cui committenti faticavano a pagare. Le banche che ti lasciano indietro e tu hai dei figli piccoli ai quali dare da mangiare. Devi mandarli a scuola, hai il mutuo da pagare, le bollette. Sai che la tua attività è sana e che superato il momento di difficoltà ti potrai salvare».
Arriva qualcuno che si offre di prestarti del denaro: «Piccole cifre per poter lavorare. Pensi di poterle restituire tranquillamente – spiega l’artigiano – Ma non è così. Perché la cifra continua ad aumentare: tu lavori e paghi, lavori e paghi. Ti ritrovi con il conto svuotato, continui a pagare e a pagare. Sino a quando comprendi che il tuo debito non si estinguerà mai».
A quel punto parli e cerchi di spiegare. «E iniziano le minacce – spiega l’artigiano – Quattro, cinque, chiamate al giorno. A te o a tua moglie. Ti dicono che ti ammazzeranno, che uccideranno te e la tua famiglia. Nel mio caso il punto di rottura è arrivato quando una voce al telefono mi ha detto: andiamo a prendere i tuoi figli all’asilo. Lì ho compreso che queste persone ci sorvegliavano, sapevano dove trovare i miei figli. Sapevano con chi lavoravo, con chi avevo contatti. E che avrebbero potuto colpirmi in ogni momento».
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