I Monelli, le simpatiche canaglie che per il falò razziavano le cantine

I Monelli, le simpatiche canaglie
che per il falò razziavano le cantine

I “Monelli”, di nome e di fatto, mettono in pista il loro team per il falò.Una pira fatta di bancali, ma anche da mobili vecchi portati dai varesini e da un puntale di pinetti natalizi ormai rinsecchiti, sarà allestita, come ormai da alcuni anni, da un “maestro fuochista” – giovane ingegnere e Monello da generazioni – aiutato da un manipolo di ingegneri, geometri, semplici manovali che cominceranno a costruire giovedì mattina.

In molti conoscono la tradizione dell’accensione della grande catasta di fronte alla chiesa dedicata a sant’Antonio abate a Varese e altrettanti sanno che a occuparsi della sagra e di realizzare la catasta di legna sono i Monelli della Motta.

Non a tutti è noto che debbano il loro nome a cinquecento anni di ragazzate e impegno.

Le cronache varesine raccontano che già nel 1619 i monelli della contrada avevano contribuito, a mani nude, a scalzare pietre dalla Motta per portarle, su carretti, fino a San Vittore, allora in costruzione.

Trecento anni dopo, un cronista narra l’abitudine delle “simpatiche canaglie” di andare a raccogliere tutto il legname usato per portarlo sulla piazza ad alimentare il falò. Un’usanza che negli anni ha preso la forma di leggendarie imprese.

Oltre a raccattare legna trovata a portata di mano, infatti, spesso facevano “sparire” dalle case attrezzi fuori uso, scale, usci rotti, sedie sgangherate e quant’altro potesse sostenere la fiamma.

Negli anni quaranta non esitavano, per continuare la tradizione, a rubare legna davvero preziosa all’epoca, nelle maniere più impensate.

Come quando fecero sparire una persiana a una signora che, affacciandosi alla sua finestra per chiudere le imposte all’imbrunire, si ritrovava con solo un’anta, mentre l’altra prendeva la strada della pira.

O la sottrazione di una carriola di legno piena di terra, a un povero contadino che aveva avuto la malaugurata idea di fermarsi per un saluto nella zona di villa Mirabello. O ancora il furto della porta della latrina dell’osteria di via Vetera che li fece finire alla stazione dei carabinieri, dove l’omertà del gruppo, fruttò solo una pedata nel sedere.

Ci sono alcune famiglie, con due o tre generazioni di Monelli, e gli anziani lasciano spazio ai più giovani al loro entusiasmo e al loro impegno.

Un impegno che si profonde per ottenere qualcosa cui si tiene molto e i Monelli alla “loro” festa e alle loro tradizioni ci tengono, tanto che in tanti prendono uno o due giorni di ferie, ogni anno, per offrire il loro lavoro per la riuscita della sagra.

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