Zona franca, oltre a Como c’è anche Varese. «Strumento innovativo per superare la crisi. Studiamone la fattibilità».
A lanciare la sfida è l’assessore regionale alle attività produttive, ricerca e innovazione Mario Melazzini che, dopo aver promosso la vicina provincia di Como come «palestra di sperimentazione» per le cosiddette “zone a burocrazia zero”, aree territoriali in cui incentivare l’imprenditorialità con forti facilitazioni burocratiche e fiscali, allarga anche a Varese e alle altre zone di confine della Lombardia la stessa ipotesi.
Il territorio del Varesotto potrebbe dunque liberarsi dalle zavorre della burocrazia e dell’iper-tassazione che convincono in modo sempre più massiccio gli imprenditori a traslocare armi e bagagli oltre frontiera, verso i più accoglienti lidi dei cantoni svizzeri.
«Credo – spiega l’assessore Melazzini – che in questo momento di forte sofferenza per il sistema economico nazionale e regionale sia necessario trovare il coraggio di sostenere e attuare azioni che mirino al cambiamento e al rinnovamento dello stato esistente, fornendo alle imprese gli strumenti per poter competere a livello internazionale e uscire definitivamente da questa crisi».
Ecco che l’idea della “zona franca” può tornare in auge: Regione Lombardia ci crede. «Proprio per garantire competitività e attrarre energie imprenditoriali – prosegue Melazzini – stiamo lavorando su quelle che riteniamo delle priorità: semplificazione, fiscalità e soprattutto burocrazia zero, zavorre che impediscono il rilancio e lo sviluppo delle nostre realtà produttive. In tempi brevi, intendo verificare la fattibilità per sperimentare strumenti innovativi sul territorio lombardo, in particolare nelle zone di confine. È una proposta che ho lanciato qualche giorno fa a Como e che ritengo possa essere estesa ad altre realtà territoriali, come Varese».
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