Virtuali e alternative Monete bluff o affare?

Euro, quanto sei “out”: è boom di monete virtuali, complementari e forme alternative di pagamento. Ma funzioneranno davvero?

Quello che hanno in comune è la volontà di spezzare il meccanismo del credito tradizionale, che dopo anni di crisi è caratterizzato da una situazione di rarefazione monetaria e di stagnazione, come dimostrano i dati sulla deflazione di certi prezzi.

Da un lato c’è lo sviluppo delle cosiddette “cripto-monete”, come il Bitcoin, che però nonostante abbia una crescente diffusione a livello “grass-roots” tra gli appassionati del web (tanto da essere accettata da un colosso dello shopping via internet come l’agenzia viaggi online Expedia), ancora non sfonda come forma di pagamento alternativa nei negozi.

In provincia di Varese nell’ultimo anno sono rimaste appena tre le attività commerciali che hanno aperto alla possibilità di pagamenti in bitcoin: un’agenzia immobiliare di Busto Arsizio (Immobiliare Diaz, ma solo per le commissioni che spettano all’agenzia), un’attività di domotica di Lonate Pozzolo (Unixmedia) e una di impiantistica tv-sat di Mesenzana (Elettrosat).

Con un “giro” di transazioni finora tutto sommato di nicchia. I dubbi sulle oscillazioni del valore della cripto-moneta più famosa (ma ora gira in rete anche un suo “clone”, il Litecoin) probabilmente frenano una sua diffusione di larga scala come alternativa all’euro. Dall’altro lato ci sono le monete complementari, che hanno una storia ben più antica, dai tempi del Wir svizzero nato dopo la crisi del ’29.

Nello sviluppo di un circuito di moneta complementare ci crede, eccome, la Regione Lombardia del governatore Roberto Maroni, che ha inserito questo strumento nella legge sulla competitività e ha varato un bando per la ricerca di un partner operativo per la sua sperimentazione. L’obiettivo? Dare una «risposta ai problemi di liquidità delle imprese locali, incrementando il potere di acquisto e la velocità di circolazione dei flussi monetari e favorendo la localizzazione della spesa e lo sviluppo locale».

Al bando si sono presentate tre società, tra cui una che poggia sull’esperienza di Sardex, la moneta complementare sarda che si è già presentata in diversi convegni anche in provincia di Varese, a Busto Arsizio.

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