Quei cento chilometri del tram Rasi al suolo da cemento e auto

La storia di Varese e del nostro territorio, quando ancora si viaggiava sulle rotaie. Quando la nostra terra poteva rappresentare quello sviluppo sostenibile coniugato alla natura che oggi molti auspicano.

E che purtroppo, dagli anni Cinquanta in avanti, ha lasciato spazio all’asfalto e a un altro tipo di sviluppo. Chi oggi sta elaborando il Pgt dovrebbe passare a visitare la mostra “Le memorie del sistema tranviario varesino”, allestita a Villa Recalcati e visitabile fino al 3 novembre, tutti i giorni dalle 15 alle 18, a cura di e , e organizzata dall’associazione Amici del Campo dei Fiori.

Un racconto, attraverso foto d’epoca e diorami, di com’era viaggiare a Varese e in provincia durante la Belle Epoque, e poi nel secondo dopoguerra fino agli anni Cinquanta. Prima del boom industriale. La Varese contadina e proletaria precedente agli anni del benessere.

Dove spostarsi non significava affrontare lunghe file in auto per entrare in centro o saltare da un autobus all’altro. Ma prendere il tram era quasi un’avventura. Ormai finita quasi sessant’anni fa, come spiegano i curatori: «Verso le dieci della sera del 28 febbraio 1955, con l’arrivo dell’ultima corsa da Ghirla del bianco tram della Valganna, si chiudeva un’epoca. Quella della rete tranviaria , inaugurata il 24 agosto 1895 con il tratto dal centro città a Robarello e poi sviluppatasi negli anni a seguire fino a raggiungere un’estensione di oltre cento chilometri».

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google