Idee per creare, le mani per realizzare

Idee per creare, le mani per realizzare
Seconda puntata del viaggio tra gli artigiani in vista del settantesimo dell’associazione di viale Milano. Oggi le imprese ci parlano di manualità e tecnologia: un equilibrio possibile? «Sì, creano una sinergia»

– La manualità la spiegano direttamente gli artigiani che ogni mattina aprono le loro aziende. Vista da vicino questa parola ha molto a che vedere con il saper fare che, in settanta anni di storia, è cambiato ma resta indelebile nel dna dell’artigiano.
Si parla di mani e testa, perché la manualità dell’homo faber non è mai staccata dalla capacità di ideare e creare.
A raccontare meglio come la manualità è cambiata sono le imprese con tanti anni alle spalle, coetanee di Confartigianato Imprese Varese, ma con gli occhi aperti sul futuro per immaginare come tablet e stampanti 3D potranno ancora portare cambiamenti, ma non sostituiranno mai del tutto la capacità di saperci mettere le mani, garantendo prodotti spesso unici.

«La manualità necessaria nel mio lavoro è certamente cambiata – dicetitolare della falegnameria che fu aperta dal nonno nel 1945 a Sangiano – La tecnica di fabbricazione dei serramenti è mutata e oggi vi è un maggior utilizzo di macchinari ad elevata tecnologia. Però c’è sempre un margine in cui entrano in gioco la capacità del singolo, l’esperienza e la manualità».
Sono questi i fattori che inducono un artigiano come lui a chiedere modifiche dei macchinari, per renderli più precisi: e a volte anche questo non basta.
«Si possono fare tutti i disegni che si vogliono – aggiunge – ma alla fine la resa del pezzo è differente, magari anche solo di pochi millimetri». È allora che entra in gioco la manualità: si passa così alle pialle a mano che ancora convivono in azienda con le moderne macchine: l’infisso deve calzare alla perfezione, da qui non si sfugge. Il macchinario che da più anni è in azienda?
«Una sega a nastro in ghisa che ha più di trenta anni: di macchine così oggi non se ne producono più. Abbiamo dovuto fare qualche modifica, aggiungere delle protezioni, ma funziona ancora benissimo ed è insostituibile».
Di manualità ne sa qualcosa titolare di un’impresa che a Lonate Pozzolo, da più di settant’anni, costruisce bottali e attrezzature per l’industria conciaria: un’attività che in Italia ha pochissimi concorrenti e che nel Varesotto è fiorita sulla scia di un’industria conciaria in passato molto sviluppata.
«Io sono in azienda da quando avevo 14 anni. Era il 1951 – racconta – e la manualità nel mio lavoro è sempre la stessa: i pezzi che produciamo non possono essere fabbricati in altro modo». Certo con il tempo pialle e altri macchinari sono stati modernizzati, ma alla fine è la capacità di operare manualmente che rende un prodotto già di per sé particolare davvero unico.
«La manualità un tempo bastava»: così dice , alla guida della Prestinoni marmi di Germignaga, nipote di che fu anche tra i fondatori dell’Associazione Artigiani di Varese.
«Oggi le cose sono un po’ differenti e con l’avvento delle tecnologie quest’ultima componente ha un ruolo sempre più importante nella produzione». Di certo però la manualità rappresenta ancora un tratto distintivo delle lavorazioni.

«Se penso ai dipendenti – dice ancora Conte – devo ammettere che un tempo era più facile avere persone che stavano in azienda tutta la vita: erano anche loro ad acquisire la manualità necessaria a lavorare bene. Oggi c’è maggiore mobilità e le persone non fanno in tempo ad acquisire la capacità di fare come accadeva una volta».
«Io ho cominciato giovanissimo – raccontala cui sartoria si affaccia sulle vie centrali di Gavirate – e per come la vedo io le cose sono migliorate molto. Anche nella mia professione sono entrati macchinari che facilitano il lavoro e aiutano: però la manualità è sempre necessaria». Tra stoffe, aghi e fili la cura del particolare è irrinunciabile perché l’anima di un abito è fatta di dettagli.
«È un lavoro che richiede impegno e fatica – dice – e oggi di giovani che vogliano farlo non se ne trovano più».

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