Zoccarato lascia… solo per traslocare

La bottega che da 80 anni è il punto di riferimento del rione è passata da via Caracciolo a via Amendola. Nuovo nome, “Zocca cicli”, e nuovo passaggio di testimone. Ora tocca a Jacopo, il pronipote di Augusto

Dalla bottega di quartiere al negozio del futuro: Zoccarato passa il testimone e diventa “Zocca cicli”.
Possono sentirsi rassicurati tutti quelli che passando in via Caracciolo si sentivano orfani della più che ottuagenaria attività che ha riaperto i battenti, in una veste completamente rinnovata, in via Amendola.
Una passione, quella per le due ruote, che ha travolto quattro generazioni della famiglia Zoccarato a partire da che, nel 1934, aveva aperto la prima bottega di riparazioni in centro a Varese.

Ora ne ha raccolto l’eredità il pronipote Jacopo, 22 anni, studente di management pubblico all’Università statale di Milano.
«Abbiamo cambiato per trovare – spiega Jacopo – un posto più bello e cambiare l’immagine della vecchia bottega di quartiere, mantenendo la storia e quella che è l’esperienza di decenni, ma con uno sguardo al futuro».
«Mio nonno – racconta , papà di Jacopo – si era trasferito da Padova con la famiglia di origine. Dopo il centro di Varese aveva spostato l’attività a vicino all’aeronautica Macchi, ma i bombardamenti in tempo di guerra che avevano distrutto il negozio, l’avevano spinto a riaprire a Masnago, dove c’era la filanda, l’attuale palazzo della farmacia e, in seguito, in via Caracciolo» dove fino allo scorso anno ha mandato avanti l’attività ereditata con il fratello .
«Quando mio fratello è andato in pensione, abbiamo deciso di spostarci, dove c’era la cooperativa di fronte alla scuola media ampliando e implementando l’attività».
La scelta è caduta su uno spazio occupato in precedenza da un negozio di design di interni che «era già esteticamente bello e ben organizzato», riprende Jacopo che, dato il percorso formativo, si occupa della parte contabile, economica e commerciale dell’attività.
«La parte pratica e tecnica è affidata a mio padre, perché dedicandomi allo studio non ho avuto ancora il tempo di prenderla in mano. L’indirizzo in management pubblico mi aiuta a organizzare la parte economica proseguendo l’impegno di famiglia».
Un sogno realizzato la scorsa primavera e che «finora sta andando molto bene. È stato accolto positivamente e anche gli affari ne risentono positivamente. La gente del rione si è meravigliata e complimentata del trasferimento, pur continuando la tradizione, e del cambiamento verso il futuro: dalla bottega di rione a un negozio innovativo». §Il mercato Angelo lo conosce bene perché in bottega c’è cresciuto. «Ho 51 anni – conclude – ma ricordo che 40 anni fa c’erano dieci biciclette per ogni automobile». Erano un mezzo di trasporto a tutti gli effetti. «La usava la massaia per andare a fare la spesa e tantissima gente per andare a lavorare. Poi con l’avvento di auto e motorini più economici, la bicicletta si è stata relegata a mezzo ludico e sportivo».

La tendenza nell’ultimo decennio segna, invece, un’inversione.«C’è un ritorno, si sta cominciando a utilizzarla di più per diversi motivi, a partire dalla crisi economica fino alla scelta per una viabilità più sostenibile. Ci sono più persone comuni che la usano per muoversi. Un buon impulso in questo senso l’ha dato la bicicletta con pedalata assistita che sta mettendo in sella, o rimettendo, moltissime persone anche nelle nostre zone che per i ciclisti, soprattutto i meno avvezzi, non sono molto facili da percorrere».