La scure di Electrolux si abbatte sugli stabilimenti italiani del gruppo. Il colosso svedese dell’elettrodomestico ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevede 1.700 esuberi complessivi, compresi circa 200 contratti a termine, su una forza lavoro nazionale di poco superiore ai quattromila addetti. Una decisione pesantissima, comunicata lunedì 11 maggio nel corso del coordinamento nazionale convocato a Venezia, che apre scenari di forte preoccupazione anche per il sito di Solaro, al confine con il Saronnese.
Al momento l’azienda non ha ancora ufficializzato la distribuzione degli esuberi nei singoli stabilimenti, ma è già chiaro che nessun sito produttivo italiano resterà escluso dalla ristrutturazione. L’unica certezza, per ora, riguarda la chiusura dell’impianto di Cerreto d’Esi, nelle Marche, dove lavorano circa 170 persone.
Nella nota diffusa dal gruppo, Electrolux parla apertamente della necessità di “ottimizzare l’assetto organizzativo e produttivo” in Italia all’interno di un piano globale destinato a rendere il gruppo “più agile e competitivo”. Alla base della scelta vengono indicati anni di difficoltà del mercato europeo degli elettrodomestici, caratterizzato — secondo l’azienda — da domanda debole, forte pressione competitiva, costi elevati e crescente complessità operativa.
Dietro il linguaggio manageriale della “razionalizzazione” e dell’“efficientamento”, però, resta il peso concreto di un ridimensionamento industriale enorme che rischia di colpire duramente territori già fragili sul piano occupazionale.
Electrolux sostiene che l’Italia continuerà a rappresentare un Paese strategico per il gruppo, grazie alle competenze industriali e allo sviluppo di prodotto. Ma la portata dei numeri annunciati rende inevitabile il clima di forte apprensione nei siti produttivi, compreso quello di Solaro, storicamente centrale per il territorio del basso Varesotto e dell’area tra Saronno e Milano.
L’azienda, almeno formalmente, promette confronto con sindacati e istituzioni e assicura che gli impatti occupazionali saranno gestiti attraverso le procedure previste dalle relazioni industriali. Nella nota si parla anche della volontà di individuare strumenti utili ad “attenuare le ricadute sociali” della riorganizzazione.
Sul caso è intervenuto anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha annunciato “massima attenzione” sulla vicenda. Il dicastero guidato dal governo ha fatto sapere di voler avviare un monitoraggio costante e mantenere un confronto strutturato con azienda e organizzazioni sindacali, con l’obiettivo dichiarato di tutelare occupazione e continuità produttiva.
Ma al di là delle rassicurazioni istituzionali, la sensazione è che si apra una fase molto delicata. Perché quando un gruppo multinazionale parla di “ottimizzazione della capacità industriale”, il rischio concreto è che alcuni stabilimenti vengano progressivamente svuotati di funzioni e prospettive.
E il fatto che Electrolux, per ora, abbia scelto di non dettagliare l’impatto sito per sito non contribuisce certo a rassicurare lavoratori e territori. A Solaro, come negli altri poli italiani del gruppo, cresce quindi l’attesa per capire quale sarà il prezzo reale di questa nuova ristrutturazione industriale.













