“VA che…”: la Provincia prova a rifarsi il look per il Centenario, tra slogan territoriali e identità ancora da costruire

Presentato a Villa Recalcati il logo dei 100 anni dell’ente. Un’operazione d’immagine che punta sul marketing territoriale, mentre resta aperta la sfida più difficile: ridare un senso politico e istituzionale alla Provincia

C’è dentro un po’ di tutto nel nuovo logo scelto dalla Provincia di Varese per accompagnare il cammino verso il Centenario del 2027: i laghi, le valli, i colori del territorio, i richiami ai siti UNESCO, la grafica “caleidoscopica”, persino un binocolo nascosto nei due zeri del numero cento. Ma soprattutto c’è il tentativo — evidente — di costruire una nuova narrazione attorno a un ente che negli ultimi anni ha spesso faticato a trovare un’identità chiara agli occhi dei cittadini.

La presentazione ufficiale è andata in scena lunedì mattina nella Sala Neoclassica di Villa Recalcati, dove il presidente Marco Magrini ha dato il via al percorso che porterà alle celebrazioni per i cento anni dell’istituzione provinciale, nata formalmente con Regio Decreto il 2 gennaio 1927.

L’identità visiva è stata realizzata dall’agenzia varesina MMG e prova a condensare in un unico segno grafico la complessità del territorio provinciale. Toni blu per evocare i laghi, verde per le vallate prealpine, sfumature calde dedicate al patrimonio storico e artistico, dal Sacro Monte di Varese all’Eremo di Santa Caterina del Sasso.

L’idea più “narrativa” è quella dei due zeri del “100” trasformati simbolicamente in un binocolo: uno sguardo sul passato ma soprattutto sul futuro. Un’immagine che, nelle intenzioni dei creativi, dovrebbe rappresentare una Provincia capace di “anticipare i tempi”.

Il claim scelto — “VA che…” — punta invece tutto sul radicamento locale e sull’immediatezza del linguaggio quotidiano. “VA che bello”, “VA che storia”, “VA che grandi donne”: una formula semplice, quasi colloquiale, studiata per rendere meno distante un’istituzione che spesso viene percepita come burocratica e indefinita.

Ed è forse proprio questo il nodo più interessante dell’operazione.

Perché al di là della qualità grafica del logo o della costruzione comunicativa, il vero problema della Provincia oggi non è tanto trovare uno slogan efficace, quanto ridefinire il proprio ruolo politico e amministrativo in un sistema istituzionale che negli ultimi anni ha progressivamente svuotato gli enti provinciali di funzioni, visibilità e centralità.

Non a caso lo stesso Magrini, durante la presentazione, ha insistito molto sul concetto di “linguaggio vicino ai cittadini” e sulla necessità di raccontare “ciò che la Provincia vuole continuare a essere nel futuro”. Una frase che tradisce indirettamente proprio la difficoltà identitaria vissuta dagli enti provinciali dopo anni di riforme incompiute e competenze ridotte.

Il consigliere delegato alla Cultura Matteo Marchesi ha invece collegato il Centenario al progetto Varese Capitale Italiana della Cultura 2030, immaginando il percorso celebrativo come una piattaforma culturale e territoriale più ampia.

Il calendario degli eventi partirà il 2 giugno all’Eremo di Santa Caterina del Sasso con un concerto istituzionale dedicato alla Festa della Repubblica e alle sindache del territorio. Poi spazio a iniziative diffuse tra musica, sport, cultura e memoria storica, con il coinvolgimento di realtà come la Canottieri Varese, i Bosini e diverse associazioni territoriali.

Sul fronte economico, la Provincia sta già cercando sponsor privati per sostenere le celebrazioni, guardando in particolare a grandi realtà industriali del territorio come Leonardo e Confindustria Varese.

Tutto legittimo e comprensibile. Ma resta una domanda di fondo: basteranno un logo contemporaneo, un claim accattivante e una serie di eventi diffusi per restituire davvero peso e riconoscibilità alla Provincia?

Perché il rischio, altrimenti, è che il Centenario si trasformi soprattutto in una grande operazione estetica e celebrativa, mentre il dibattito sul ruolo concreto dell’ente continui a restare sullo sfondo.