Pesci morti e pantegante “Il tuffo nel lago? Follia”

VARESE C’è il pesce morto sulla riva. E ci sono pantegane in quantità. D’obbligo ricordare anche le bisce d’acqua, o meglio, le loro parenti strette che sono le natrici tassellate, cui vanno aggiunte anatre, oche, cigni, gallinelle, folaghe e quant’altro che conferiscono un aspetto caratteristico al paesaggio ma che oltre a procacciarsi il cibo, nell’acqua vicino alle sponde svolgono proprio tutte le funzioni vitali. Quella stessa acqua dove, se non interverranno eventi particolari, nel giro di qualche mese arriverà il nulla osta alla balneabilità. Non stupisce insomma che il tuffo libero lasci perplessi i varesini, per quanto i valori dei batteri di origine fecale rilevati una volta al mese dall’Asl finora non abbiano sforato i nuovi limiti di legge. «Non vedo davvero come si possa pensare di farci il bagno», osserva Natale Giorgetti, presidente della cooperativa dei pescatori di Varese: «Magari tra qualche decennio, saremmo felici di questo, ma con l’acqua che abbiamo oggi mi sembra una follia». Giorgetti fa appunto il pescatore di professione, e con il lago ha un rapporto piuttosto stretto per forza di cose. «È ovvio che ci metto le braccia tutti i giorni e in effetti non sono ancora morto. Di certo non mi viene voglia di farci il bagno». Anche perché dall’impressione che ha avuto negli ultimi mesi l’acqua ha un aspetto ancora peggiore degli anni scorsi: «Adesso sono un po’ diminuiti, ma fino a due settimane fa c’erano diversi

pesci morti che puzzavano anche parecchio. I valori saranno regolari e non sta a me valutare, certo che non inviterei nessuno a venirci a nuotare». Non ha notato però un particolare aumento delle pantegane: «I ratti ci sono sempre stati».Conferma Massimo Soldarini, della Lipu, che aggiunge qualche passaggio fondamentale dimenticato dai meno esperti del settore: «Il ratto nero è tipico delle paludi ed è normale che ce ne siano in un lago eutrofico com’è il nostro, indipendentemente dagli scarichi fognari». Idem per i pesci morti: nessuna moria in atto, ma semplicemente conseguenza di un lago «pieno di vita». Proprio così: a sorpresa, l’ecosistema del lago sta discretamente bene e, a dire il vero, «negli ultimi anni non era mai stato così vitale». «La presenza di alcuni animali non necessariamente è un indice di inquinamento – spiega – e lo stesso vale per le alghe, al di là di quelle tossiche, che fanno ribrezzo a chi vuole fare il bagno ma che svolgono un’azione fitodepurativa fondamentale. Fanno parte di un sistema complesso e dinamico come il lago di Varese. È proprio per questo che è stato inserito nelle zone a protezione speciale, non per farlo diventare balneabile». Altra cosa è dire che l’acqua sia poco invitante per farci il bagno, ma qui sta il paradosso: per mantenere l’ecosistema in salute, il bagno si farà in compagnia dei naturali abitanti del lago, compresi i roditori. Francesca Manfredi

s.bartolini

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