«Condizioni vergognose. Parliamo tranquillamente di tortura quotidiana». Macigni sul sovraffollamento delle due case circondariali in provincia di Varese piovono da , presidente del foro varesino.
E sull’indulto? «Ben venga visto che nessun’altra soluzione è stata pensata o adottata negli anni. Non possiamo permettere che i detenuti rimangano in queste condizioni: tanto varrebbe riaprire allora le colonie penali. Riapriamo l’Asinara».
La proposta del presidente della Repubblica di valutare la possibilità di indultare alcuni reati trova il favore dell’ordine degli avvocati di Varese che, sia a livello locale che nazionale, da sempre insistono per una riforma che garantisca condizioni di vita dignitose ai detenuti.
Condizioni di vita che in provincia di Varese sono particolarmente pesante: i Miogni e il carcere di via per Cassano, rispettivamente a Varese e Busto sono – stando all’osservatorio dell’associazione Antigone – al terzo e secondo posto per sovrannumero della popolazione carceraria in Lombardia. Busto Arsizio, poi, balza agli onori nazionali quale terzo carcere più sovraffollato d’Italia: «Ma a Varese le condizioni della struttura sono indecenti – continua Martelli – Direi indecorose» tra torrette di guardia pericolanti e celle minuscole.
Qualche numero per spiegare meglio: i Miogni di Varese ospitano 106 detenuti in una struttura che ha capienza di 53 posti che raggiungono il massimo della tolleranza con 90 detenuti.
Il turnover annuale ai Miogni vede passare 400 detenuti in 12 mesi. I numeri di Busto, struttura più capiente che gioco forza assorbe tutto ciò che interessa Malpensa sotto il profilo dell’illegalità, sono ancora più impressionanti: 440 detenuti in una struttura prevista per ospitarne 180 con tolleranza massima sino a 300 detenuti.
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