Colpo di scena a Villa Recalcati Basta commissari e urne in vista

Fermi tutti, risorgono le province? Un emendamento alla Camera blocca i commissariamenti e apre la strada al ritorno alle urne per la Provincia di Varese. «Male minore, non ci sono alternative» secondo l’attuale commissario straordinario.

Merito di un emendamento al decreto sul femminicidio che, ad ennesima riprova dell’originalità della politica italiana, contiene anche le misure sul commissariamento delle province.

Nel testo del governo Letta i commissari sarebbero dovuti rimanere in carica fino al 30 giugno 2014, ma la nuova formulazione proposta dalla maggioranza Pd-Pdl corregge la data al 31 dicembre 2013.

Il che significherebbe riportare alle urne nella primavera del 2014, nell’election day delle amministrative, quelle province attualmente in mano ad un commissario, come appunto Varese, oltre a Como.

Se l’aula approverà l’emendamento, fortemente contestato da Movimento Cinque Stelle e Sel, per i partiti varesini toccherà aggiungere una nuova scadenza elettorale alle innumerevoli già in programma la prossima primavera, con una novantina di sindaci da rinnovare. «Tornare alle urne sarebbe il male minore, oltre che una figuraccia per chi ha combinato questo pasticcio» commenta l’attuale commissario di Villa Recalcati Dario Galli, da sempre critico nei confronti dell’abolizione delle province.

«Vista l’evidente incapacità della nostra classe politica romana di riformare alcunché e l’assenza pressoché totale di idee alternative. D’altra parte un commissariamento è per definizione una soluzione che può valere in situazioni straordinarie e di breve durata, quando si arriva ad un anno è già un fatto patologico». E il rischio, se passasse la linea del governo, è di superare di molto l’anno di gestione commissariale. E gli ex cosa ne pensano? Il gallaratese , assessore uscente, che nel frattempo è tornato a fare il suo lavoro di taxista, è favorevole al ritorno alle urne: «Posto che la scelta di affidare il ruolo di commissario al presidente Galli è stata azzeccata, dando continuità» spiega l’esponente Pdl.«Lo scandalo sta nel pasticcio fatto dal governo Monti, che ha scippato gli elettori della provincia di Varese della possibilità di eleggere i propri rappresentanti. Quel decreto fu solo un passaggio affrettato sull’onda dell’antipolitica, che non ha prodotto alcun risparmio, se non quelli irrisori sui costi degli stipendi e dei gettoni di presenza degli assessori e degli eletti, calcolabile nel nostro caso in circa un euro all’anno per abitante».

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